Osservatorio sul Sinodo
Il primo appuntamento dell’Osservatorio sul Sinodo africano, promosso dalla Conferenza degli istituti missionari in Italia (Cimi) e dall’Ucsi del Lazio si è tenuto ieri, 6 ottobre, a Roma presso la libreria Ave, in via della Conciliazione. Ha proposto importanti temi su cui riflettere.

 

Ad aprire l’incontro sono stati due dei principali ispiratori dell’Osservatorio, i missionari

comboniani Alex Zanotelli e Fernando Zolli, che hanno sottolineato l’importanza di portare fuori dalle sale vaticane le istanze e i temi del Sinodo, così che i mezzi di comunicazione possano trattare e conoscere con più attenzione i problemi dell’Africa di oggi. «È urgente – ha detto p. Zanotelli – combattere il provincialismo della stampa italiana nei confronti dell’Africa».

 

Il primo intervento è stato di padre Rocco Puopolo, missionario saveriano di origini italiane ma da anni negli Stati Uniti, dove è direttore esecutivo di Africa Faith & Justice Network. Ha parlato della cosiddetta “giustizia ristorativa” che, secondo Puopolo «è solo accennata nell’Instrumentum Laboris, ma va spiegata meglio, perché si lega profondamente al tema sinodale della Riconciliazione, che in Africa si sta realizzando, seppur con lentezza, tra etnie diverse». Ha spiegato: «In Sierra Leone si seguiva questa strada già nel 1996 e si trattava, allora come oggi, di proporre un modo diverso di fare giustizia, senza l’uso della violenza o della polizia. Il problema è che questo processo non ha visibilità in Africa, mentre sono tanti i casi in cui, in diretto contatto con il tribunale dell’Aia, i governi africani tentano di modificare le condanne di alcuni criminali di guerra a favore di un rientro in patria finalizzato al recupero della persona e alla riconciliazione popolare». Si tratta di un progetto ampio in cui rientra anche la chiesa, che è impegnata pure nel recupero dei bambini-soldato, sia di quelli africani che di quelli emigrati negli Stati Uniti.

 

«A volte – ha proseguito p. Puopolo – ho visto la chiesa cattolica negli Usa rifiutare questi bambini, spingendoli verso altre chiese locali. È opportuno, quindi, lavorare sulla continuità lavorativa della chiesa anche lontano dall’Africa».

 

La missionaria comboniana suor Elisa Kidanè ha portato la sua testimonianza come donna invitata al Sinodo in qualità di esperta. Ha spiegato: «Siamo solo al secondo giorno di lavori e, come esperti, abbiamo il dovere di ascoltare e solo in seguito portare le nostre riflessioni». Ha però aggiunto: «Sappiamo bene che la situazione delle donne in Africa è ben diversa da quella delle colleghe europee. Tuttavia, se useremo bene le nostre armi – cioè la dolcezza, la fermezza e la capacità di resistenza – con il tempo otterremo dei risultati».

 

Suor Kidanè ha ricordato come il Sinodo può essere l’occasione giusta per mettere in luce, senza sentimenti di rivalsa, la condizione di ristrettezza operativa delle donne nella chiesa moderna. Infatti, sono ancora lontane dai luoghi dove si legifera e si decide il futuro del continente africano.

 

Il terzo ospite dell’Osservatorio è stato il dottor Munshya Chibilo, zambiano, della comunità Papa Giovanni XXIII, presente al Sinodo in qualità di uditore. Con lui il dibattito ha affrontato la questione della violenza in Africa e dei continui conflitti bellici in atto tra le popolazioni. Chibilo ha affermato: «La conflittualità non è un problema, almeno fino a quando la si può controllare. Se ciò non avviene, bisogna lavorare attraverso dei passi ben precisi. Primo, analizzare bene il problema e capire da cosa nasce lo scontro. Secondo, diminuire la tensione pianificando progetti di riconciliazione che mirano ad anticipare le intenzioni dei gruppi che hanno creato il conflitto. Terzo, non sottovalutare l’apparente tranquillità ottenuta, ma monitorare la situazione e tenere a bada i signori della guerra».

 

Sulla scia della dichiarazione di Monsignor Razanakolona, che durante la prima conferenza stampa in Vaticano aveva dichiarato che le guerre tra etnie in Africa sono il risultato di interessi politici e non di vere rivalse sociali, il dott. Chibilo ha aggiunto: «In Africa le persone di diverse etnie convivono bene, ma il lavaggio del cervello a opera dei politici locali porta spesso le popolazioni coinvolte nelle guerre a non sapere spiegare il motivo di tanto odio (…). La chiesa, come parte politicamente disinteressata, è chiamata ad assumersi la responsabilità di partecipare attivamente al processo di pace tra i popoli africani».

 

Il prossimo appuntamento dell’Osservatorio è fissato per venerdì 9 ottobre. alle ore 19.00, presso la Curia generalizia dei missionari della Consolata, Via della Mura Aurelie n 11.

 

 

L’arcivescovo di Niamey resta in Niger per una mediazione

 

 

Si cercherebbe invano tra i padri sinodali l’arcivescovo di Niamey (Niger), Michel Christian Cartatéguy. Non è a Roma, dove dovrebbe essere per “nomina pontificia”, bensì ancora in patria, dove è impegnato in un’opera di mediazione per la riconciliazione nel suo paese.

 

Mons. Cartatéguy, insieme con l’imam della moschea di Niamey e con il sultano di Agadez, sta infatti conducendo negoziati volti a superare i gravi contrasti tra il governo e l’opposizione del Niger. Lo ha comunicato egli stesso in una lettera inviata alla segreteria generale del Sinodo.

 

Il commento di mons. Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi: «Per la Chiesa è una grande consolazione che l’arcivescovo di una grande diocesi, nella quale ci sono 18.000 cattolici, abbia un così grande prestigio morale da mettere al servizio, insieme con altri leader religiosi, dell’impegno di mediazione per arrivare alla pace nel paese».