Appello a governo e parlamento
Lo chiedono la Rete italiana disarmo e la Tavola della pace per non fomentare conflitti in Egitto, Tunisia e Algeria con armi italiane. E richiamano i principi della legge 185 del 1990 sul commercio delle armi.

«Sospendere ogni forma di cooperazione militare con Algeria, Egitto e Tunisia». È la richiesta che la Rete Italiana per il Disarmo, cartello di oltre trenta organizzazioni impegnate sui temi della pace e del disarmo, a cui si aggiunge la voce della Tavola della Pace, avanza al governo italiano e al parlamento in seguito alla repressione delle proteste popolari che scuote i paesi della riva meridionale del Mediterraneo e che è costata la vita a molte persone (nella foto scontri al Cairo).

Le due organizzazioni sottolineano che «l’Italia non può sostenere regimi liberticidi e deve usare anche la leva degli aiuti militari per spingere i governi di questi paesi verso una transizione democratica. Le armi italiane, del resto, non dovrebbero essere utilizzate per mantenere al potere regimi impopolari e che non da oggi si sono resi protagonisti di politiche che violano i diritti umani (divieto di manifestazioni, repressione della libertà di opinione e di stampa, incarcerazione degli oppositori politici, repressione delle libertà sindacali…)».

«Da tempo la Rete Italiana per il Disarmo ribadisce, in numerosi appelli, l’assoluta contrarietà alla vendita di armi italiane ed alla cooperazione militare con paesi in stato di conflitto e del sud del mondo – afferma il coordinatore della Rete Francesco Vignarca – ma purtroppo tutti i dati dimostrano come le armi del nostro paese circolino indisturbate per i peggiori posti del mondo. Nel corso dell’ultimo anno abbiamo potuto constatare come l’export militare italiano sia cresciuto del 60% (siamo i quinti al mondo) soprattutto grazie ai contratti record con il sud del mondo». I dati forniti dal registro dell’Onu sul commercio internazionale segnalano poi come l’Italia detenga il primato mondiale di export di piccole armi: le più mortali e pericolose soprattutto nei conflitti interni ai paesi.

Nell’area del Mediterraneo, Algeria ed Egitto sono importanti clienti dell’industria militare italiana: secondo i dati ufficiali nel biennio 2008-2009 all’Algeria sono state consegnate armi per 62 milioni di euro e sono stati autorizzati contratti per un importo di 786 milioni. L’anno scorso inoltre, il ministro degli esteri Franco Frattini ha annunciato il “via libera” del governo algerino alla fornitura di 30 elicotteri militari AgustaWestland perché hanno tecnologie compatibili con quelle della Nato, nel quadro di una collaborazione euro-mediterranea di difesa. La commessa ha un valore di 460 milioni di euro e potrebbe essere seguita, secondo notizie diffuse dal Sole 24 Ore, da una successiva per altri 84 elicotteri e per un importo totale di 2,5 miliardi di euro. Con Algeri è stato inoltre sottoscritto un accordo di cooperazione militare per favorire esercitazioni militari congiunte, formazione e collaborazioni fra le industrie militari.

All’Egitto, nel solo 2008, sono state consegnate armi per 34 milioni e sono stati autorizzati contratti, negli anni 2008- 2009, per 44 milioni. A queste cifre si devono aggiungere 2 milioni di euro di armi piccole e leggere (corrispondenti a 9.767 pezzi) e secondo l’Istat oltre 6 milioni di euro di generiche “armi e munizioni”.

«Tali vendite – evidenziano Rete italiana disarmo e Tavola della pace – sono state consentite in spregio dei principi della legge 185/1990 che disciplina il commercio delle armi. La legge vieta, infatti le esportazioni ai paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate dagli organismi internazionali (Onu, Ue) o in cui le nostre forniture possano favorire situazioni di conflitto e di deperimento della situazione della popolazione civile».

Secondo Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace, «il silenzio e l’inazione del governo e del parlamento italiani su questi temi sono da irresponsabili; invece di evocare il pericolo della deriva islamista e di fare l’equilibrista sull’orlo del vulcano, il ministro degli esteri Frattini dovrebbe portare l’Italia e l’Europa ad assumere una forte iniziativa politico-diplomatica all’insegna della democrazia e dei diritti umani. Dobbiamo scongiurare un nuovo bagno di sangue. Diciamo basta alle armi e alle connivenze che ne derivano».