Brazzaville

Più di 80mila persone hanno abbandonato le loro case nella provincia di Pool nei dintorni della capitale della Repubblica del Congo, Brazaville, da quando il governo ha avviato un’operazione militare lo scorso anno.

La campagna, che utilizza anche bombardamenti aerei occasionali, mira a frenare la milizia guidata da Frederic Bintsamou, – meglio noto come pastor Ntumi, fedele al ex primo ministro Bernard Kolelas, padre del candidato dell’opposizione Guy-Brice Parfait Kolelas – che ha fatto della provincia di Pool, ricca di petrolio, la roccaforte delle sue milizie Ninja.

Il governo ha accusato pastor Ntumi – già leader della milizia che ha combattuto il presidente Denis Sassou Nguesso durante e dopo una guerra civile del 1997 – di attacchi a strutture della polizia, militari e amministrative nel capoluogo Brazzaville lo scorso aprile. Le violenze sono scoppiate dopo la contestata rielezione di Nguesso, il 20 marzo 2016, per un terzo mandato che lo porta ad essere da 33 anni alla guida del paese.
Da allora la provincia è stata scenario di regolari operazioni delle forze di sicurezza, accusate anche di abusi sulla popolazione. Nei mesi scorsi Amnesty International puntato il dito contro il governo che avrebbe bombardato intenzionalmente aree residenziali ad aprile, uccidendo almeno 30 persone.

Le agenzie delle Nazioni Unite ora lanciano un allarme, percheé molti degli oltre 80mila sfollati non sono raggiungibili perché riparati in zone non accessibili. Dopo una recente visita l’Onu ha riscontrato segni di malnutrizione diffusa e teme che la situazione si complichi, in quanto “il numero degli sfollati continua ad aumentare e le condizioni di vita peggiorano ogni giorno”.

Per fornire assistenza umanitaria d’emergenza a queste popolazioni, le Nazioni Unite cercano fondi per circa 20 milioni di dollari. (Reuters)