Da Nigrizia di febbraio: i cultori dell’eleganza
Due libri del fotografo Daniele Tamagni raccontano di un fenomeno culturale urbano che ha contagiato alcune capitali africane, ma anche Parigi, Bruxelles e Londra.

Daniele Tamagni è un uomo timido e schivo, che non ama parlare molto. Solo da poco ho scoperto che è un fotografo straordinario, che non teme le sfide e nutre una passione incondizionata per la sua professione/arte. Grazie alla sua ricerca, alla sua sensibilità e al suo amore per l’Africa, ha saputo raccogliere un’eccezionale documentazione su di una complessa e spettacolare cultura urbana, guidandoci in un quartiere storico di Brazzaville, capitale del Congo, lungo un itinerario inconsueto nel mondo dei sapeurs di Bacongo, cultori della religione del vestire.

In Congo, infatti, l’eleganza è molto sentita, ma in nessun altro paese s’identifica in maniera così evidente con la propria appartenenza culturale, con la propria storia, con delle regole e dei codici di comportamento attraverso i quali ciascuno vuole distinguersi, sfidare, stupire. Questa è la Sape, acronimo di Société des ambianceurs et personnes élégantes (società di creatori del gusto e persone eleganti); questi sono i sapeurs (dal francese “se saper”, forma familiare per “vestirsi con cura”).

La rivelazione per me è avvenuta in occasione della mostra fotografica affiancata al 19° Festival del Cinema africano, di Asia e America Latina nel marzo 2009, e poi attraverso la lettura-contemplazione di due volumi che ci raccontano di questo mondo incredibile: Gentlemen of Bakongo – The Importance of Being Elegant, pubblicato in occasione della mostra alla Tate Gallery di Londra, e il recentissimo Gentlemen of Bacongo, in lingua italiana, edito dalla Trolley, che dà molto più spazio alle fotografie, con un’introduzione di Paul Smith, stilista londinese, e di Paul Goodwin, curatore della Tate Gallery di Londra, e propone una serie di pensieri, citazioni degli incredibili sapeurs.

Scrive Paul Smith: «Penso che il look dei sapeurs sia come minimo stupefacente. È piuttosto raro al giorno d’oggi incontrare uomini vestiti in maniera così elegante nelle grandi capitali come Parigi e Londra, per non parlare del Congo. La loro attenzione ai dettagli, l’uso dei colori, il tutto in contrasto con le condizioni dell’ambiente in cui vivono, sono semplicemente fantastici ». Afferma Goodwin: «Si potrebbe dire che la Sape è un mondo a parte. O meglio, un mondo all’interno di un altro mondo all’interno della città, anzi di molte città, considerando che si tratta di un fenomeno specificamente locale, che coinvolge i quartieri di Bacongo a Brazzaville e Matonge a Kinshasa, e allo stesso tempo internazionale con ramificazioni a Parigi, Bruxelles e in alcune zone di Londra».

Personalmente, ricordo di avere filmato un sapeur a Douala, in Camerun: con la pelle schiarita dai prodotti che vanno a ruba in tutta l’Africa nera e negli Usa, vestito di rosa pastello, con cravatta, fazzoletto al taschino e scarpe vistose ma, al tempo stesso, raffinate, camminava avanti e indietro per le strade della città, pavoneggiandosi compiaciuto tra l’ammirazione e la venerazione generale. Oggi, in un mondo in cui tutti siamo ossessionati dalla furia di correre, fare e produrre, questi anacronistici sacerdoti dell’eleganza, che tanto tempo e denaro e sacrifici dedicano alla ricerca estetica del loro vestire, richiamano alla mente i primi dandies.

La Sape è universale, l’ispirazione individuale. E quest’ispirazione Daniele ha saputo magistralmente cogliere nei suoi eroi, ritratti nel loro ambiente di vita, durante le passeggiate esibizionistiche o nella laboriosa preparazione del loro look. Le storie dei suoi “arbitri del gusto” sono appassionanti. Ferol Ngouabi, che abitualmente lavora come poliziotto, ha lanciato la moda del kilt scozzese e ha fondato con i suoi amici il gruppo Piccadilly. Salvador Hassan lavora per una compagnia di telefonia mobile, ma è anche consigliere “vestimentaire”, cioè consiglia e aiuta coloro che desiderano acquistare abiti importanti. Ha ereditato quest’arte da suo padre e ne va estremamente fiero. E poi c’è Lalhande, che ha solo 21 anni e abita in una stanzetta piena di vestiti nella casa della madre. Cattolico, tifoso del Milan, sogna l’Italia e adora la moda italiana.

K.V.V. Mouzeto ha vissuto per anni a Parigi con la moglie e i sei figli, lavorando nella metropolitana, ma al tempo stesso rivendeva vestiti eleganti acquistati nel Nord Italia. Oggi è un fedele del movimento religioso matsounista, iniziato da André-Grenard Matsoua, un intellettuale congolese che lavorò per l’esercito francese e, tornato in patria, divenne famoso come il profeta che lottò per l’emancipazione e la libertà dal potere coloniale. Nel 1922 fu il primo congolese a rientrare in patria vestito da francese, ammirato e venerato dai suoi connazionali e considerato il primo grande sapeur. D’altronde, la Sape è considerata un movimento pacifista che ha contribuito alla pace e al processo di riconciliazione del paese.

Molti sapeurs sono dei commedianti, altri sono più diplomatici, alcuni si definiscono playboy o artisti, ma tutti devono essere dei gentlemen. Durante un funerale o un matrimonio, il sapeur gentleman viene invitato perché la sua presenza “nobilita” la cerimonia.

Un congolese sapeur, anche se non ha mangiato, è contento se veste bene, perché il ben vestire nutre l’anima e dà piacere al corpo. Se passate da Bacongo una domenica sera, non mancate di fare un salto in uno dei tre bar più famosi – il Baba Boum, il Trocadero e il Main Bleu – e vedrete i sapeurs sfidarsi in sfilate e mostre d’eleganza. E se proprio non ce la fate a passare di lì, godetevi almeno il libro di Daniele Tamagni.

 


 



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