Rd Congo: in Nord Kivu forze filogovernative marciano su Rubaya
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Si combatte per sottrarre alle milizie M23 il controllo dello strategico sito minerario
Rd Congo: in Nord Kivu le forze filogovernative marciano su Rubaya
In appoggio all’esercito congolese anche consiglieri israeliani, ufficiali statunitensi e mercenari dell’agenzia di sicurezza privata del miliardario Erik Prince, vicino al presidente Trump
24 Febbraio 2026
Articolo di Redazione
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Minatori informali a Rubaya (Nord Kivu)

L’accordo di cessate il fuoco ratificato a Washington lo scorso 4 dicembre dai presidenti di Repubblica democratica del Congo e Rwanda non è mai stato così disatteso.

Nelle regioni del Nord e Sud Kivu, nell’est congolese, si sono infatti intensificati nelle ultime ore i combattimenti con migliaia di nuovi sfollati.

Nei giorni in cui si ricorda l’uccisione dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, freddato il 22 febbraio 2021 da un commando armato insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista Mustapha Milango lungo la strada che da Goma porta a Rutshuru, nel Nord Kivu, proprio quelle zone sono nuovamente epicentro degli scontri.

Di quel triplice omicidio, peraltro, cinque anni dopo ancora non si conoscono movente e mandanti che restano impuniti.

Un frettoloso processo a Kinshasa si è concluso con la condanna a morte – in seguito tramutata in ergastolo anche su richiesta della famiglia dell’ambasciatore e dell’Italia – di sei presunti esecutori materiali. A Roma intanto, un primo procedimento giudiziario – nel quale, sorprendentemente, lo stato italiano non si è costituito parte civile – si è risolto due anni fa con un non luogo a procedere.

Presso la Procura di Roma è ora in corso una seconda indagine con l’ipotesi di terrorismo. Un faro di speranza per i famigliari di ottenere finalmente giustizia.

La marcia su Rubaya

Sul terreno del Nord Kivu, intanto, le cronache di questi giorni registrano l’avanzata della milizia Wazalendo, alleata dell’esercito congolese (FARDC), pure sostenuto da truppe burundesi, che avrebbe sottratto alla coalizione politico-militare filo rwandese Alleanza Fiume Congo/Movimento 23 Marzo (AFC/M23) posizioni strategiche sull’asse Nkokwe/Masisi.

Tra il 16 e il 22 febbraio, Wazalendo ha affermato d’aver riconquistato diverse località nei territori di Masisi, Rutshuru e Walikale, e di aver respinto l’M23 a oltre 10 chilometri da Rubaya, la principale città mineraria che il movimento armato controlla dall’aprile 2024.

Secondo stime concordanti, dalle sue miniere si estrae da solo il 15% di tutto il coltan del mondo, con concentrazioni di tantalio del 20-40%. Si tratta di uno dei minerali critici più richiesti nell’ambito della transizione energetica. Un’estrazione totalmente artigianale, fatta sulla pelle della popolazione locale – recente il crollo di un sito che ha ucciso oltre 220 minatori – che scava per pochi dollari al giorno.

Sempre nel territorio di Masisi, i media locali, citando fonti di sicurezza, affermano che i Wazalendo avrebbero ripreso il controllo anche delle città di Kasenyi, Chugi e Kinigi, confermando che l’obiettivo finale dell’avanzata è il controllo dell’area mineraria di Rubaya.

Mercenari e ufficiali statunitensi in Kivu

Forti combattimenti tra FARDC e forze alleate contro posizioni dell’M23 sono proseguiti anche negli altopiani del Sud Kivu, nei pressi della città di Minembwe.

Una buona notizia dal Sud Kivu riguarda invece la riapertura dopo due mesi, il 23 febbraio – per ora solo durante il giorno – del valico di confine di Kavimvira che collega la città congolese di Uvira alla capitale burundese Bujumbura. Una riapertura che sta ridando respiro a commerci vitali per l’intera regione, per la quale gli scambi transfrontalieri rappresentano quasi la metà dell’economia provinciale. 

La riapertura della frontiera è stata possibile dopo il ritiro da Uvira dell’M23, il 18 febbraio, grazie a pressioni statunitensi che si sono intensificate nelle ultime settimane anche in seguito al lancio di una partnership strategica tra Rd Congo e USA per favorire l’accesso alle catene di approvvigionamento di minerali critici, una delle priorità dell’amministrazione Trump.

Non soltanto diplomazia e affari, ma anche una presenza militare americana sul terreno a sostegno delle FARDC, quella di truppe dell’esercito e di mercenari dell’agenzia di sicurezza privata Vectus Global – la stessa dispiegata contro le gang ad Haiti –  che fa capo al miliardario americano Erik Prince, molto vicino al presidente USA.

Fonti dell’agenzia cattolica Fides parlano di “una ventina di ufficiali statunitensi che appoggiano l’esercito congolese”. Sempre secondo le testimonianze raccolte, “una metà sono mercenari di una società militare privata, gli altri sono militari delle forze armate statunitensi, che avrebbero pianificato l’offensiva governativa e individuati i bersagli da colpire con i droni, nel caso l’M23 non si fosse ritirato”.

Secondo altre fonti informate sui fatti, citate dall’agenzia Reuters, “i contractor di Prince hanno operato in coordinamento con consiglieri israeliani coinvolti nell’addestramento di due battaglioni delle forze speciali congolesi per operazioni diurne e notturne”.

La testata Africa Intelligence conferma che la Vectus Global il mese scorso ha firmato un accordo col governo congolese per sostenere le operazioni militari di intelligence e di artiglieria e riprendere il controllo di Uvira.

Non è chiaro se i mercenari siano impegnati anche nelle recenti operazioni nel Nord Kivu. Un fatto che pare però verosimile dato che, come riporta Reuters, la miniera di coltan di Rubaya sarebbe parte della rosa di asset minerari strategici che Kinshasa avrebbe concesso agli Stati Uniti.

I fatti sembrano dunque raccontare una storia in completa antitesi con quella di una pace raggiunta nell’est della Rd Congo grazie all’intervento (e agli accordi) del presidente Trump.  

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