Repubblica del Congo

Dopo la sua rielezione avvenuta un mese fa, il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso ha nominato ieri il suo nuovo governo. Una squadra che come novità principale vede l’uscita di alcuni elementi del partito al potere che erano sempre stati presenti a capo di alcuni ministeri da più di 20 anni.

Il nuovo esecutivo guidato da  Clemente Mouamba sarà composto da 38 membri, tra cui tre ministri di Stato e tre ministri delegati.

I tre ministri di Stato saranno Henri Djombo per Agricoltura, allevamento e pesca, Gilbert Ondongo all’Economia e Claude Alphonse Nsilou all’Edilizia e urbanistica.

Quattro i membri della “vecchia guardia” del regime a cui non è stato rinnovato il mandato: Aimé Emmanuel Yoka Me (Giustizia), Generale Florent Ntsiba (sicurezza sociale), Isidore Mvouba (sviluppo industriale) e Rodolphe Adada (Trasporti).

Altri invece hanno visto rinnovato il loro incarico in dicasteri chiave: Charles Richard Mondjo alla Difesa, Jean Claude Gakosso agli Esteri, Jean Jacques Bouya all’Ambiente, Raymond Zephirin Mboulou all’Interno, Jean-Marc Thystère Tchicaya agli Idrocarburi e Thierry Moungalla alla Comunicazione. Alain Akouala Atipault ritrova il suo vecchio portafoglio alla Zone economiche speciali.

I nuovi volti del governo congolese, per lo più giovani, che hanno fatto campagna per la rielezione del Presidente Nguesso, sono: Arlette Sudan Nono al Turismo e tempo libero, Leon Proprio Ibombo alle Poste e Telecomunicazioni, Calixte Ganongo alle Finanze, Rosalie Matondo all’Economia forestale, Nicephore Fylla alla Pubblica Istruzione, Jacqueline Lydia Mikolo alla Salute.

La tensione resta alta nel paese dopo che Nguesso è stato rieletto presidente nelle contestate elezioni avvenute il 20 marzo scorso. Contestate perché Nguesso ha potuto parteciparvi solo grazie alla modifica della Costituzione che è riuscito ad ottenere con un referendum nel mese di dicembre. Non solo, Nguesso ha anche anticipato la data delle elezioni presidenziali che era prevista per luglio e non in marzo come effetivamente avvenuto.

Il referendum viene considerato dalle opposizioni e da una buona parte della società civile come un “colpo di stato”.

Oltre a questo clima incerto, l’esecutivo dovrà affrontare i problemi legati alla disoccupazione giovanile e la diversificazione dell’economia congolese (ora centrata sul petrolio). (JeuneAfrique / Afp)

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