Errori, ritardi e brogli nelle elezionilegislative in Congo Brazzaville. Lo cofnermano anche gli osservatori dell’Unione Africana. L’opposizione chiede maggior chiarezza.

Si chiama Armand Baboutila e, fino a ieri, era il direttore generale degli Affari elettorali del Congo. Una nota del Ministro per l’Amministrazione territoriale l’ha esonerato a tempo indeterminato dal servizio, in seguito a quello che il presidente della commissione elettorale, Henri Bouka, non ha esitato a definire un fallimento totale.
 
Ritardi, numerosi e in qualche caso pesanti, nella distribuzione del materiale elettorale e dei documenti: questo ha denunciato a gran voce l’opposizione, trovando il sostegno degli osservatori dell’Unione Africana e della Comunità degli Stati dell’Africa Centrale. Eppure in un primo tempo lo stesso Bouka, basandosi sui rapporti dei suoi subalterni, aveva dichiarato che l’elezione era stata organizzata in modo corretto.
 
Quando è stato evidente il contrario, le responsabilità sono finite su Baboutila, probabilmente poco più che un capro espiatorio, ritenuto tra i responsabili del fallimento. Tanto a Brazzaville quanto a Pointe-Noire, capitale politica ed economica del paese, i seggi hanno aperto con notevole ritardo, spesso e volentieri causato dalla mancanza degli scrutinatori, o delle schede.
 
Ma, da sola, la presenza delle schede non era comunque garanzia di correttezza e trasparenza: alcuni candidati non sono apparsi sulle liste, al loro posto nomi di persone fittizie o addirittura decedute. Le tessere elettorali, che consentono il voto, erano state recapitate anche ad alcuni minorenni. Forse è per questo che molti partiti e molte associazioni dell’opposizione avevano deciso di boicottare le elezioni, alle quali invece hanno partecipato i partiti principali, come l’Unione Panafricana per la Democrazia Sociale dell’ex presidente Lissouba, che perse la carica con la salita al potere dell’attuale premier Nguesso.
 
Un’opposizione divisa nelle modalità di protesta, ma unita nel fine: entro il 22 luglio, data del secondo turno, è stato richiesto un rapporto sullo scrutinio. In dubbio non c’è solo la struttura organizzativa, ma la sua affidabilità e, soprattutto, la sua indipendenza.