Sahara Occidentale
Oggi nel Sahara Occidentale è il giorno del XIV Congresso del Fronte Polisario, il movimento di liberazione del popolo sahrawi. Grande attesa per un ricambio generazionale ai vertici e per le strategie da intraprendere nel futuro. Il tutto in un contesto che appare propizio e da sfruttare.

Si è aperto oggi, nel campo profughi sahrawi di Dakhla (Algeria), il XIV Congresso del Fronte Polisario, il movimento di liberazione del popolo che si batte da 40 anni contro l’occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco.
Il Congresso si tiene nell’insediamento più colpito dall’alluvione che due mesi fa ha devastato la regione di Tindouf (sud-ovest del deserto algerino). Orgogliosamente, il Polisario ha voluto confermare data e luogo dell’appuntamento ricostruendo a tempo di record le strutture necessarie ad accogliere i delegati e gli ospiti stranieri.

Ricambio generazionale
C’è grande aspettativa per quello che si annuncia come un Congresso di svolta. La lunga, e finora inutile, attesa per un quarto di secolo dopo il cessate il fuoco (1991) del referendum di autodeterminazione voluto dall’Onu, propizia la volontà di cambiamento, a partire dai vertici, praticamente gli stessi dalla fondazione del Fronte.
Il segretario del Polisario, nonché presidente della Repubblica araba democratica sahrawi (Rasd), Mohamed Abdelaziz ha messo a disposizione il suo mandato, come già in altre occasioni. Si parla di un completo ricambio generazionale.
Interrogati, tutti i responsabili sahrawi manifestano l’incertezza sul loro futuro sia nelle strutture del Fronte-partito, sia dell’amministrazione del governo in esilio. Nessuna anticipazione invece sulla futura linea politica. Negli ultimi dieci anni si è spesso evocato il ritorno alla lotta armata, senza mai concretizzarlo.
Il dibattito congressuale è stato preceduto dall’assemblea dei delegati (12-14 dicembre) che ha preparato alcune decisioni da sottomettere al Congresso vero e proprio (16-20 dicembre).

Scenario interessante
L’appuntamento si tiene in un momento particolare, non solo per il contesto regionale e l’insicurezza che lo caratterizza (uno dei temi dibattuti nelle riunioni preparatorie), ma anche per due recenti successi ottenuti dal movimento di liberazione.
Il 10 dicembre scorso, la Corte europea di giustizia ha annullato la parte dell’Accordo agricolo tra l’Ue e il Marocco riguardante il Sahara Occidentale. La Corte riconosce che il Marocco non ha diritti su quella parte del territorio, di cui il Polisario può legittimamente rappresentare gli interessi. Si attende ora con fiducia un’altra sentenza, questa volta sull’Accordo di pesca Ue-Marocco che ingloba le acque territoriali del Sahara Occidentale.
A gennaio si attende la visita del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, nella regione, e nei campi profughi sahrawi. Il Marocco è ormai contrario a qualsiasi visita del suo inviato personale, e mediatore, Christopher Ross, nel Sahara Occupato. La speranza è che si possano sbloccare i negoziati tra Marocco e Polisario, di fatto fermi da un decennio, in vista di una soluzione pacifica del conflitto.