Africa / Rapporto Ocha
L’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha) prevede piani d’intervento per 27 emergenze umanitarie nel mondo per il 2016. Di queste, 21 sono nel continente africano. Conflitti e catastrofi climatiche le principali cause. Necessari 20 miliardi di dollari, ma già nel 2015 non si è arrivati a coprire nemmeno la metà dei fondi.

Nel panorama mondiale delle emergenze umanitarie, l’Africa rimane ancora il continente con maggior bisogno di aiuti. Il rapporto, pubblicato all’inizio dell’anno dall’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (Ocha), prevede 27 piani d’intervento nel 2016, 21 dei quali in Africa.

Il moltiplicarsi di conflitti e devastazioni provocate da eventi climatici, sono le principali cause. Una vera e propria escalation di emergenze che sta mettendo a dura prova il sistema degli aiuti. «Le crisi sono sempre più protratte nel tempo e i livelli migratori sono senza precedenti per la mancanza di soluzioni politiche durature – scrive il coordinatore dell’Ocha, Stephen O’Brien nell’introduzione al rapporto – e a livello mondiale, quasi 60 milioni di persone, la metà dei quali bambini, hanno dovuto lasciare le loro case per sfuggire alle violenze nel 2015».
Un appello umanitario globale che è in costante crescita. In dieci anni il numero delle persone bisognose è aumentato del 237%. Nel 2016 l’Ocha prevede di dover far fronte ad una richiesta di aiuti per 87.6 milioni di persone in 37 paesi del mondo, con una spesa di 20.1 miliardi di dollari. Ma i fondi dei donatori sono in calo. Già lo scorso anno, il denaro raccolto non arrivava a coprire nemmeno la metà della cifra necessaria.

Scenari Africani
In Africa, la principale area d’intervento resta il bacino del lago Chad (Niger, Chad, Nigeria e Camerun), dove si registra il maggior numero di rifugiati del continente (41.5 milioni) provocati dalle violenze terroristiche di Boko Haram. Nella Repubblica Centrafricana, oltre la metà della popolazione necessita di aiuti immediati. Il budget qui è di 560 milioni di dollari, uno dei più alti in Africa, assieme a quello della Somalia (850 milioni) e del Sud Sudan (599.9 milioni).
In Libia servirà il 364% di denaro in più e in Nigeria il 147%. Le violenze scoppiate ad aprile in Burundi, hanno provocato 210.000 rifugiati in Tanzania, Repubblica democratica del Congo (Rdc), Rwanda, ma anche in Zambia ed Uganda. Nella Rdc, conflitti, epidemie, malnutrizione e disastri naturali protratti nel tempo, colpiscono 8.2 milioni di persone, alle quali si uniscono ora i flussi di profughi burundesi. In Sudan gli annosi conflitti in Darfur, Blu Nile e Sud Kordofan hanno provocato oltre 1 milione di rifugiati interni.

Il clima non aiuta
All’impatto dei conflitti si aggiunge quello dei cambiamenti climatici. Gli effetti de El Nino in Etiopia e Gibuti, stanno causando insicurezza alimentare, malnutrizione e carenza di acqua, con oltre 15 milioni di persone a rischio.
La scarsità di piogge, assieme alle speculazioni sui prezzi dei generi alimentari di prima necessità, provocano emergenze in Senegal (dove 2.4 milioni di persone necessitano di aiuti, per una spesa pari a 24.8 milioni di dollari), Niger (2 milioni di persone, 315.9 milioni), Mali (2.3 milioni di persone, 354.1 milioni), Burkina Faso (1.6 milioni di persone, 90.5 milioni), Mauritania (468.000 persone, 89.2 milioni) e Gambia (182.000 persone, 11.5 milioni).

Nella foto, rifugiati burundesi nei campi profughi nella vicina Tanzania.