Rapporto Human Rights Watch
In un recente rapporto l’organizzazione per i diritti umani punta il dito contro il sistema giudiziario nigeriano, caratterizzato da gravi lacune, evidenziate nei processi a carico di presunti sostenitori o membri del movimento jihadista.

È quanto afferma “Flawed trials Boko Haram suspects”, un nuovo report dell’ong Human Rights Watch (HRW) che, nei confronti dei sospetti membri dell’organizzazione jihadista, denuncia una procedura caratterizzata da gravi lacune giudiziarie. Il rapporto sottolinea che migliaia di imputati si trovano da anni in carcere senza aver avuto nessun grado di giudizio e alcuni di essi sono detenuti dal tempo della rivolta, scatenata nel luglio del 2009 dal fondatore del gruppo Ustaz Mohammed Yusuf.

Solo nell’ottobre 2017, le autorità nigeriane hanno avviato i primi processi, creando una situazione insostenibile per la maggior parte dei 1.670 imputati, alcuni dei quali sono in prigione da oltre nove anni con l’accusa di semplice favoreggiamento, senza alcuna prova di aver partecipato alle azioni violente del gruppo. E’ ancora più grave, il fatto che le persone e le comunità rimaste vittime dei brutali attacchi, non siano state ammesse a testimoniare nel corso del dibattimento.

La prima sessione di giudizio ha coinvolto 575 imputati ed è stato avvolta dal segreto, suscitando le preoccupazioni delle organizzazioni che si battono per la salvaguardia dei diritti umani, tra cui l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Mentre gli altri processi, celebrati nel febbraio e nel luglio scorso a Wawa Cantonment, una remota base militare situata nel bacino del lago Kainji, nello stato del Niger, erano aperti solo a pochi osservatori delle ong e a qualche giornalista.

Nel processo che HRW ha monitorato il 9 e 10 luglio, erano giudicati oltre 200 imputati di terrorismo, tra cui 3 donne. I giudici dell’Alta corte federale, che hanno presieduto il dibattimento in un piccolo tribunale improvvisato all’interno della base militare, hanno condannato 113 imputati e assolto 5 persone dalle gravi accuse a loro carico. Mentre 97 incriminati sono stati rilasciati in base alla decisione della Corte di non luogo a procedere nei loro confronti. In 9 casi sono stati scoperti errori procedurali, a causa dei quali sono stati portati negligentemente in giudizio, imputati che erano già stati processati e condannati.

In 7 dei circa 60 casi monitorati da HRW, i magistrati hanno giudicato omicidi, rapimenti e altri crimini, tra cui i sanguinosissimi attacchi a Damaturu, Bama e Baga nel 2015, oltre al rapimento delle 276 studentesse a Chibok, nell’aprile 2014. Ma la maggior parte degli imputati è stata perseguita esclusivamente per aver fornito semplice sostegno ai membri di Boko Haram, riparando i loro veicoli, lavando i loro indumenti o fornendo loro del cibo e altri oggetti.

Il procedimento è stato brevissimo, con una durata inferiore ai 15 minuti, il che ha sollevato numerosi dubbi sull’equità del giudizio, rafforzati dal fatto che la maggior parte delle accuse sono state formulate in termini ambigui, senza citare le informazioni basilari richieste dalla legge nigeriana, come la data, il luogo e i dettagli del presunto reato. 

Altre lacune procedurali comprendevano la mancanza di interpreti ufficiali e inoltre il fatto che tutti gli imputati avevano un difensore d’ufficio che in molti casi non avevano mai incontrato fino al giorno del processo.

Per questo, l’ong newyorchese, attraverso la propria rappresentante in Nigeria, Anietie Ewang, ha chiesto al governo di Abuja di garantire procedimenti equi contro i presunti membri del gruppo estremista. Pur affermando che «le autorità nigeriane devono continuare a perseguire i responsabili degli orrendi crimini commessi da Boko Haram per ottenere giustizia e scoraggiare futuri attacchi, tenendo però in considerazione he le procedure giudiziarie istituite dal governo nigeriano devono essere conformi alle norme costituzionali e internazionali».

HRW ricorda pure che, insieme ad Iraq ed Egitto, la Nigeria fa parte di un certo numero di paesi in cui i processi per terrorismo sollevano preoccupazioni relative al rispetto degli standard internazionali dei diritti umani. E infine sottolinea che i processi in cui non vengono rispettati i diritti degli imputati non sono solo illegali, ma possono anche ritorcersi contro, alienando il consenso delle comunità locali e offrendo nuove reclute a gruppi come Boko Haram. 

Nella foto: sospetti aderenti o simpatizzanti del movimento jihadista Boko Haram