All’ONG mauritana l’Anti-Slavery International Award
Il premio contro lo schiavismo ad un ex schiavista e al figlio di uno schiavo, che hanno fondato un’ong, SOS Esclaves, per combattere la pratica che nel paese si perpetua da generazioni. Nonostante sia fuorilegge.

Quest’anno l’Anti-Slavery International Award (Premio Internazionale Contro la Schiavitù) è stato assegnato a SOS Esclaves (SOS Schiavi, in francese), un’organizzazione non governativa che dal 1995 lotta per denunciare e combattere lo schiavismo in Mauritania.

L’associazione, fondata da Boubacar Messaoud, figlio di uno schiavo, e da Abdel Nasser Ould Othman Yessa, ex padrone, opera in un contesto molto ostile, dove la schiavitù è profondamente ancorata nelle pratiche e nelle mentalità.

“Io ed un gruppo di miei amici abbiamo preso consapevolezza che la schiavitù era ingiusta e che non potevamo continuare a seguire le leggi consuetudinarie della società mauritana”, confida Messaoud e prosegue: “Mi considero un uomo libero ed indipendente e ho rifiutato di accettare questa legge a cui la società mauritana tradizionale mi ha obbligato fin dalla nascita”.

Nonostante debba subire costantemente minacce e intolleranza da parte delle autorità, SOS Esclaves ha continuato a gridare con forza contro la schiavitù e grazie alla sua perseveranza nel 2007 fa è stata emanata una nuova legge che la punisce.

Tuttavia, la schiavitù resta una pratica sempre presente e diffusa, difficile da eliminare: sono almeno 600mila gli  schiavi mauri, ovvero di una persona su cinque.

In Mauritania questo fenomeno esiste da centinaia di anni, sotto forma di schiavitù domestica; a questa si sono affiancate nel tempo altre forme di costrizione di tipo mercantile, dipendenti dalle tratte trans-sahariana e atlantica. I commerci di schiavi hanno alimentato a loro volta la schiavitù domestica e l’hanno radicata profondamente nella cultura mauritana.

Alle forme antiche di schiavismo, mai realmente estirpate, si aggiungono oggi nuove sottomissioni dei mauri neri, i quali vengono sistematicamente marginalizzati ed esclusi dai settori vitali dello stato.