Mgf, l’esempio di Gebre
Usa la parola, paziente e convincente, per sradicare la pratica delle mutilazioni genitali femminili in Etiopia, il suo paese. E Bogaletch Gebre ci sta riuscendo. Un riconoscimento dal Belgio.

Con il dialogo e la persuasione è riuscita ad affrontare un argomento tabù e ad arginare così la piaga delle mutilazioni genitali femminili (mgf), profondamente radicata nelle tradizioni nel suo paese, l’Etiopia. Per questo Bogaletch Gebre ha ricevuto in Belgio il premio delle Fondazione re Balduino. Con il suo metodo, nell’arco di 10 anni, ha ridotto il livello delle mgf dal 100 % a meno del 3 % in alcune zone dell’Etiopia.

Diffuse in diversi paese dell’Africa e del Medio Oriente, le msf sono un rito di passaggio, eredità di culture ancestrali, che è stato messo al bando dalle Nazioni Unite per le gravi conseguenze che ha sulla sessualità e la salute delle donne. L’Organizzazione mondiale della sanità valuta che siano 140 milioni le donne vittime di mutilazioni genitali e che ogni anno 3 milioni di bambine rischino di subire queste pratiche. Il fenomeno è comunque in diminuzione.

Tre i tipi di mutilazione effettuati su bambine: circoncisione, cioè l’asportazione della punta del clitoride; escissione, vale a dire asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole labbra; infibulazione che comporta l’asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. Mestruazioni, rapporti sessuali, parto sono fonte di sofferenze per le donne, che spesso subiscono danni permanenti all’apparato genitale e urinario.

Bogaletch Gebre è solita rivolgersi agli anziani dei villaggi, che tramandano tradizioni e ritualità, con queste parole: «Voi padri avete vissuto il vostro tempo. Questo è il nostro momento: non vogliamo uccidere i nostri bambini. Conto sulla vostra saggezza e comprensione affinché accettiate questa idea». Secondo Bogaletch «i sostenitori delle mgf credono nell’assoggettamento delle donne e ciò non ha nulla a che vedere con la cultura. Non sappiamo nemmeno da dove venga tale pratica. Come si può pensare che un’azione che uccide e mutila donne e bambine sia accettabile come fatto culturale?».

Con i 450mila euro del premio Bogaletch Gebre continuerà ad agire insieme all’organizzazione Kembatti Mentti Gezzimma che organizza «conversazioni con le comunità» in aree dell’Etiopia dove l’analfabetismo è elevato e le mgf sono ancora diffuse.