Ambiente
Alex Zanotelli

«Il mondo deve prendere atto che il vertice Cop 21 di Parigi sul clima potrebbe essere l’ultima vera opportunità per giungere a un accordo che mantenga il riscaldamento globale di origine antropica al di sotto di 2 gradi centigradi, a fronte di una traiettoria attuale che porterebbe a un aumento devastante di 4 o più gradi». Così la Pontificia accademia delle scienze. Una presa di posizione rafforzata dalle parole di papa Francesco a fine novembre fa alle Nazioni Unite per l’Ambiente a Nairobi (Kenya): «Sarebbe triste e oserei dire perfino catastrofico che gli interessi privati prevalessero sul bene comune».
Il primo obiettivo di Parigi è cancellare il vertice di Copenaghen (2009) che si concluse in un fiasco clamoroso. I vertici che ne seguirono, Cancun, Durban, Doha, Varsavia, Lima sono finiti in un nulla di fatto. E così siamo giunti sull’orlo del precipizio. Così il papa nell’enciclica Laudato si’:«Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. Potremmo lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti, sporcizia. Il ritmo di consumo, di spreco, di alterazione dell’ambiente ha superato la possibilità del Pianeta, in maniera che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi».
I dati scientifici sono categorici. L’Agenzia Onu per i cambiamenti climatici (Ipcc), già un anno fa affermava: il riscaldamento globale esiste ed è causato dall’uomo; gli effetti sono già visibili con lo scioglimento dei ghiacciai ed eventi meteo estremi; il peggio deve arrivare perché le emissioni globali invece che diminuire, sono aumentate. Infatti gli scienziati dell’Ipcc (tutti scelti dai governi!) affermano che, se il sistema continuerà a utilizzare petrolio e carbone al ritmo attuale, a fine secolo, avremo (se ci andrà bene) 3,5 gradi centigradi in più, ma c’è la possibilità di arrivare a 5,4 gradi.
Gli esperti ci ricordano che già 2 gradi centigradi in più costituiscono un dramma per il pianeta.  E purtroppo, come afferma Fatih Birol dell’Agenzia internazionale dell’energia: «La porta di due gradi si sta per chiudere. Nel 2017, si chiuderà per sempre». Abbiamo raggiunto quello che gli esperti chiamano il «decennio zero» della crisi climatica: o cambiamo subito o rischiamo di precipitare nel baratro.
Ecco perché il Vertice di Parigi è l’ultima vera opportunità per salvarci. Purtroppo la politica è prigioniera dei poteri economico-finanziari che governano il mondo. Ancora la Laudato si’: «Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alle tecnologie e alla finanza si dimostra nel fallimento dei vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune».

Il grido della terra e dei poveri
Il dramma è che questo disastro climatico sarà di nuovo pagato dagli impoveriti. Dobbiamo saper unire il “grido della Terra” (come dice papa Francesco) con il “grido dei poveri.” Sarà soprattutto l’Africa a pagare le conseguenze di questi cambiamenti climatici con tre quarti delle terre desertificate e con centinaia di milioni di rifugiati climatici. Dobbiamo dunque affermare che le emissioni incontrollate di gas serra meritano il nome di crimini. Dopo i crimini della schiavitù, della colonizzazione, dei regimi totalitari, ecco il crimine ecologico.
Ridurre la nostra impronta di carbonio non è una semplice necessità ambientale, ma è, come afferma Desmond Tutu, il «più grande cantiere di difesa dei diritti umani della nostra epoca». Non possiamo accettare che le multinazionali si arricchiscano con attività climaticamente criminali. Desmond Tutu chiede di far fronte alle cause e ai fautori del riscaldamento climatico con le armi dell’indignazione morale, del boicottaggio, della disobbedienza civile, del disinvestimento economico.
Se c’è una cosa certa è che, se vogliamo salvarci, dobbiamo lasciare il petrolio e il carbone là dove sono, sottoterra.
«C’è bisogno di un sussulto morale di chi, nei paesi ricchi, non vuole essere complice – scrive Christophe Bonneuil, storico delle scienze – e lo manifesta in diversi modi: soluzioni per vivere meglio con meno, campagne per costringere le banche a disinvestire dalle imprese assassine del clima, pressioni sui governi affinché passino dalle parole ai fatti in materia di riduzione delle emissioni, resistenza alle grandi opere…».
Mi auguro che l’enciclica Laudato si’ stia galvanizzando tutti, in particolare le parrocchie e le diocesi, così da formare un unico grande movimento per salvare la nostra amata Madre-Terra.

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“Soluzioni climatiche avanti”.