La via coreana all'Africa - Nigrizia
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Samsung, K-Pop e diplomazia trainano la crescita dell'influenza della Corea del Sud nel continente africano
La via coreana all’Africa
Dalla Korean Wave alle borse di studio, dagli investimenti nelle infrastrutture digitali alla ricerca di materie prime strategiche: Seul punta a costruire un rapporto stabile intrecciando cooperazione e interessi economici
27 Luglio 2026
Articolo di Luigi Capoani, Silvia Fusar Bassini*
Tempo di lettura 5 minuti
Contanti in valuta sudcoreana (il won). Immagine d'illustrazione. © Canva

Negli ultimi anni la Corea del Sud ha progressivamente rafforzato la propria presenza in Africa. Al pari di altre potenze globali, Seul non basa la propria influenza principalmente sulla forza militare o sulla disponibilità di risorse naturali, ma sulla capacità di attrarre attraverso cultura, tecnologia, istruzione e innovazione. In altre parole: sul soft power

L’intesa crescente

Il commercio tra Corea del Sud e Africa rappresenta ancora meno del 2% delle esportazioni di Seul, eppure negli ultimi anni lo Stato asiatico ha avviato una strategia di forte espansione economica e diplomatica nel continente africano, dimostrata dalla crescita del volume commerciale da 900 milioni di dollari nel 1988 a 16.6 miliardi di dollari nel 2023.  

La prova diplomatica più significativa di questa svolta è evidente nel primo Korea-Africa summit, che ha avuto luogo nel giugno 2024, con la partecipazione di 48 delegazioni di Stati africani. In quest’occasione l’allora Presidente sudcoreano Yoon Suk-yeok ha annunciato finanziamenti complessivi per 24 miliardi di dollari, da destinare allo sviluppo e al sostegno alle imprese sudcoreane che investono in Africa. Inoltre, sono stati firmati accordi con 23 Paesi africani nei settori dei materiali critici, dell’energia delle infrastrutture, della manifattura e della trasformazione digitale. 

La forza della cultura coreana

Uno degli elementi più visibili del soft power sudcoreano è la cosiddetta Korean Wave (Hallyu). Musica K-pop, serie televisive, cinema e moda coreana hanno conquistato milioni di giovani in tutto il mondo, compresa l’Africa.      

Piattaforme digitali come Netflix, YouTube e Spotify hanno reso accessibili contenuti che fino a pochi anni fa sarebbero rimasti confinati al mercato asiatico. La cultura è diventata così uno strumento di influenza capace di rafforzare l’immagine internazionale della Corea del Sud e di generare interesse verso la sua lingua, le sue università e i suoi prodotti. 

Non si tratta di un fenomeno spontaneo: il governo sudcoreano ha investito sistematicamente nella promozione culturale all’estero attraverso istituti dedicati, finanziamenti pubblici all’industria dell’intrattenimento e strategie diplomatiche che integrano la dimensione culturale con quella economica. La cultura diventa così un veicolo per creare familiarità, fiducia e apertura verso il paese, prima ancora che avvengano scambi commerciali o accordi istituzionali.      

La Korean Wave non è quindi soltanto un fenomeno culturale: il governo sudcoreano la considera esplicitamente un settore strategico per la crescita economica e per l’internazionalizzazione delle imprese coreane. Secondo alcune stime, i contenuti culturali coreani generano oggi quasi 15 miliardi di dollari in nove settori dell’industria creativa, tra cui K-Pop, K-Drama (serie televisive), K-Beauty (cosmetici), cinema e gastronomia. Il soft power non rappresenta quindi un obiettivo in sé ma costituisce una leva di diplomazia economica: questa diffusione contribuisce a migliorare la percezione del Paese, facilita l’ingresso delle imprese nei mercati esteri e rafforza la cooperazione economica e politica con i partner africani.

Tecnologia e innovazione come strumenti di influenza

La Corea del Sud non esporta soltanto cultura. Oggi è una delle economie più avanzate dal punto di vista tecnologico e ospita alcune delle principali multinazionali mondiali, tra cui Samsung, LG e Hyundai.

Anche in Africa le imprese sudcoreane stanno aumentando la propria presenza nei settori dell’elettronica, delle telecomunicazioni, delle infrastrutture digitali e della mobilità. Questa combinazione tra cultura e tecnologia consente a Seul di costruire un’influenza che va ben oltre la semplice dimensione economica.

Parallelamente, la Corea del Sud investe nella formazione attraverso borse di studio, accordi universitari e programmi di cooperazione accademica destinati a studenti africani. Questi programmi non svolgono solamente l’evidente funzione di offrire opportunità concrete ai giovani, ma in questo modo contribuiscono a creare una futura classe dirigente caratterizzata da stretti legami con la realtà sudcoreana, garantendone affinità e fedeltà nel lungo periodo. 

Gli interessi economici dietro il soft power

Come tutte le grandi economie industrializzate, anche la Corea del Sud ha importanti interessi strategici. La produzione di semiconduttori, batterie, automobili elettriche e dispositivi tecnologici richiede l’accesso a minerali critici come litio, cobalto, manganese e terre rare. Molte di queste risorse sono presenti proprio nel continente africano.      

I principali partner africani della Corea del Sud sono oggi Sudafrica, Nigeria, Egitto, Marocco, Etiopia, Tanzania e Mozambico. Gli investimenti si concentrano prevalentemente in minerali critici, energia, automotive, infrastrutture, elettronica e trasformazione digitale. La strategia è sia legata alla ricerca di nuovi mercati (l’Africa è un continente con 1,4 miliardi di abitanti) sia alla necessità di assicurarsi approvvigionamenti stabili di cobalto, manganese, cromo, grafite e altre materie prime fondamentali per la transizione energetica. 

La crescente attenzione verso l’Africa risponde quindi anche alla necessità di garantire catene di approvvigionamento sicure in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche. In questo senso, la strategia sudcoreana si avvicina a quella di altri attori chiave a livello globale, tra cui Cina e Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno incrementato le loro iniziative sul continente africano, agendo su una sottile linea tra cooperazione e strategia. Il caso della Corea del Sud si colloca in linea  con un approccio già adoperato sul continente: l’enfasi sugli strumenti culturali e tecnologici è una strategia che punta a ottenere i suoi frutti attraverso un impegno duraturo e multilaterale.

Un’opportunità per entrambe le parti?

La vera sfida consiste quindi nel costruire relazioni equilibrate, sulla cui definizione gli stati africani abbiano voce in capitolo. Se l’Africa riuscirà a utilizzare queste partnership per sviluppare competenze, capacità produttive e innovazione locale, la cooperazione con la Corea del Sud potrà rappresentare un’opportunità significativa. In caso contrario, il rischio è che il continente continui a svolgere prevalentemente il ruolo di fornitore di risorse e mercato di sbocco per prodotti realizzati altrove.

*Luigi Capoani è economista e presidente dell’European Youth Think Tank (EYTT). Silvia Fusar Bassin è analista dello EYTT. 

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