Un tampone esguito su una gioane donna nello stato di Ogun in Nigeria (Credit: WTO)

Il 14 febbraio 2020 l’Africa registrava il suo primo caso di Covid-19 in Egitto. Sei mesi dopo l’ultimo bollettino diffuso ieri dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) parla di oltre 1,1 milione di contagi confermati in tutti i paesi del continente con più di 25mila morti e 835mila guariti. Il Sudafrica resta il più colpito – e il quinto a livello mondiale – con 589.886 casi e 11.982 decessi, seguito dall’Egitto (96.590 contagi e 5.173 morti) e dalla Nigeria (49.485 casi e 977 decessi).

Dati che sono largamente sottostimati, vista la scarsa capacità di eseguire test diagnostici sulla popolazione, fa notare don Dante Carraro, direttore del Cuamm – Medici con l’Africa, che gestisce 23 ospedali nell’area sub-sahariana, che parlando della diffusione della pandemia nel continente si dice particolarmente preoccupato delle conseguenze sulla popolazione, come l’aumento della povertà estrema.

“Sebbene la maggior parte dei paesi sia stata risparmiata dalla crescita esponenziale osservata in altre regioni, le misure di contenimento messe in campo hanno comportato un pesante costo sociale ed economico” fa notare anche l’Oms, evidenziando il pericolo a cui si espongono alcuni paesi – e tra questi anche il Sudafrica, dove è in corso la sperimentazione di un vaccino sull’uomo – che stanno allentando le misure di lockdown.