Il rapporto
Nell’Indice di percezione della corruzione di Transparency International i paesi del continente occupano gli ultimi posti. Ma nel rapporto ci sono anche esempi positivi. Uno di questi è rappresentato dal Rwanda.

Se uno guarda la cartina qui prodotta, vede un enorme macchia rossa, con una gradazione tendente all’arancione solo verso la punta del continente. Significa che in Africa la corruzione è percepita in modo molto intenso. Perché più ci si avvicina al rosso e più i parametri per misurare quel rischio segnalano pericolo.

Se si analizza la tabella che si estrapola dall’Indice di percezione della corruzione 2011 (Ipc), rapporto curato da Transparency International, ci si accorge che solo 4 paesi africani superano il livello 5 (quando 0 significa molto corrotto e 10 per niente corrotto). Ben 30, invece, sono i paesi che stanno al di sotto del livello 3. Con la Somalia che finisce inesorabilmente ultima (1, il suo indice) sui 182 paesi analizzati (nel 2010 furono 178). E con il Sudan poco distante (177 con 1.6 di Ipc).

«La corruzione è ormai vista dai cittadini africani come un problema endemico», l’inevitabile conclusione di Chantal Uwimana, direttore regionale di Transparency per l’Africa e il Medio Oriente. A suo avviso è «chiaro il collegamento tra gli alti livelli di corruzione e le fragili istituzioni politiche e amministrative africane che sono il frutto dei prolungati periodi di conflitto».

Infatti, paesi come l’Angola, il Burundi, il Ciad, l’Rd Congo, la Guinea Equatoriale oltre ai già citati Sudan e Somalia, occupano stabilmente le ultime posizioni di questa speciale classifica.

Ma non ci sono solo buchi neri e casi negativi da segnalare. Secondo il rapporto, che si basa su valutazioni e sondaggi di opinione effettuati da istituzioni indipendenti e rispettabili, ci sono paesi che hanno effettuato veri e proprio exploit. Uno di questi è il Rwanda di Kagame che in un anno ha scalato 17 posizioni, piazzandosi al 49 posto, con un indice pari a 5, contro il 4 del 2010.

Transparency non si dilunga nel trovare una spiegazione a questo balzo, se non che le varie amministrazioni (centrali e periferiche) di Kigali hanno stretto i cordoni e punito severamente il reato. Hanno ottenuto, comunque, discreti risultati anche il Botswana, da anni il primo paese africano nella lotta alla corruzione, Capo Verde, Gambia, lo stesso Madagascar che esce da anni convulsi e turbolenti.

C’è anche da sottolineare che nonostante il fiume di denaro che continua a corrompere i funzionari pubblici africani, qualcosa sta cambiando nel continente. Uffici e commissioni anti-corruzione si stanno rafforzando in tutta l’Africa, di fronte all’evidente danno procurato allo sviluppo dei paesi. (Giba)