La situazione sociale ed economica

I mille cantieri e l’esplosione economica stanno trasformando il paese, che ha l’ambizione di diventare la vera capitale del continente. Ma i diritti civili elementari negati e il malessere delle periferie ci inducono a non esaltare troppo l’apparente e inarrestabile sviluppo.

A pochi giorni dal quinto appuntamento elettorale dalla caduta del “Negus Rosso” Menghistu Hailè Mariàm (1991), lo scenario etiopico appare in totale trasformazione e in corsa verso un’accelerata modernizzazione. L’espansione edilizia di Addis Abeba, la capitale della Repubblica federale d’Etiopia, sembra inarrestabile e lascerà a bocca aperta chi – abituato a sentire o a leggere di un paese costantemente alla fame e in miseria – arriverà per le elezioni politiche del 24 maggio. Nuovi edifici e imponenti infrastrutture si moltiplicano a migliaia, non solo ad Addis ma in tutte le città: palazzi governativi e sedi di banche, centri commerciali, eleganti residenze private, immensi quartieri di case popolari (condominions) sui luoghi delle ampie baraccopoli rase al suolo dai bulldozer del governo; nuove arterie stradali sia nella capitale che un po’ ovunque nell’entroterra; linee ferroviarie di breve e lunga percorrenza. I cinesi stanno completando il metrò che attraversa Addis Abeba (la prima “linea leggera” del suo genere nelle capitali subsahariane), e hanno avviato la costruzione di due ferrovie che uniranno la capitale al porto di Gibuti e le regioni di sudest con il nord del paese. E, non ultima, la mastodontica Grande diga etiopica della Rinascita, sul Nilo Azzurro, la cui costruzione procede spedita dopo che sembra essersi aperta la strada a una soluzione pacifica del contenzioso con l’Egitto.

Più che mai, quindi, l’Etiopia intende imporsi come il gigante del Corno d’Africa e Addis Abeba assume le dimensioni di vera megalopoli, per vedersi riconosciuta “Capitale dell’Africa”, data la presenza della sede dell’Unione africana, ospitata in un imponente palazzo regalo della Cina al defunto leader Meles Zenawi.

In ambito economico, la Banca mondiale parla di una crescita media di oltre il 10% da vari anni a oggi, includendo l’Etiopia tra le 10 nazioni con la più rapida espansione economica a livello mondiale. Molti si chiedono se e fino a quando durerà questo miracolo economico e boom edilizio, in apparenza inarrestabile. Va detto che il merito di questo successo deve essere attribuito all’attuale primo ministro, Hailemariam Desalegn, nominato nel settembre 2012, succeduto a Meles Zenawi. Originario di un gruppo etnico (wolayta) del sud del paese, minoritario e sconosciuto, Hailemariam si è saputo imporre come “figura neutrale”, bene accetta sia al partito di potere che all’opposizione, e si è dimostrato – pur privo del carisma di Meles – una personalità di rilievo, capace di guadagnarsi la fiducia della popolazione, ritagliandosi un’autorità morale riconosciuta in tutta l’Africa. Con una politica accorta e con scelte ponderate, ha traghettato l’Etiopia a queste elezioni, in anni di transizione particolarmente critici, gestendo in modo oculato l’evoluzione sociopolitica, economica e religiosa del paese. Naturalmente – come denuncia l’opposizione, non senza buone ragioni – usando talvolta la mano pesante come i suoi predecessori, cioè arrestando e incarcerando centinaia di oppositori e anche esponenti di movimenti religiosi che mettevano a rischio, a suo dire, la pace sociale.

Sviluppo innegabile 
Nel suo più recente rapporto semestrale al parlamento, il primo ministro ha sottolineato i grandi passi in avanti compiuti dall’Etiopia nell’ultimo anno, in sintonia con il Piano quinquennale di crescita e sviluppo, formulato dopo la tornata elettorale del 2010 e in procinto di chiudersi a giugno. Sul piano economico, il settore agricolo rimane tuttora la spina dorsale della crescita, nonostante il grande sviluppo della produzione manufatturiera, ed è preceduto solo dal settore dei servizi. L’aumento costante della produzione agricola, secondo le previsioni di Hailemariam, dovrebbe avviare il paese verso il conseguimento della sicurezza alimentare, mentre il governo è impegnato a rinforzare il settore con ampi progetti di irrigazione e conservazione delle risorse alimentari. In merito alle entrate tributarie, con quasi 70 miliardi di birr (1 euro = 23 birr) negli ultimi sei mesi è stata superata del 17% la quota dell’anno precedente. Le misure del governo contro la corruzione e il commercio illegale (contrabbando e smercio clandestino di beni…) contribuiscono a ottimizzare le entrate fiscali. Come accennato, lo sviluppo edilizio generale e in particolare quello delle abitazioni popolari nella capitale – secondo il rapporto di Hailemariam – procede superando le aspettative più rosee. «Il Piano di crescita e trasformazione prevedeva la costruzione di 150mila case nell’ultimo anno», ha affermato il primo ministro. «In realtà le costruzioni in fase di ultimazione sono già 159mila». (…)

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