PAROLE DEL SUD – aprile 2012
Giampietro Baresi

«Mi manca la gente», confessava con rammarico agli amici un cardinale brasiliano, svelando i suoi sentimenti, dopo i primi mesi di servizio trascorsi in Vaticano. Non conosco le ragioni del dispiacere che la lontananza dalla sua gente gli causava. Mi auguro fosse soprattutto il ricordo del molto bene che i suoi fedeli gli avevano dato durante gli anni vissuti nel lavoro pastorale diretto.

La presenza della gente nella vita della chiesa – indispensabile, preziosa ed evangelica – è un ritornello che, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, risuona sempre più forte in tutte le parti del mondo cattolico. A ripeterlo sono uomini e donne che si sentono, a pieno diritto e dovere, cittadini adulti del Popolo di Dio e vogliono impegnarsi perché la chiesa incontri i cammini di tutti e testimoni Cristo a una umanità che ha bisogno dell’aiuto di tutti per risolvere i suoi molti e drammatici problemi.

Purtroppo, sono ancora forti le resistenze a una presenza della gente nella chiesa che non sia ristretta al dovere di ascoltare e obbedire. «La chiesa non è una democrazia» è l’usuale obiezione contro una riqualificazione di tale presenza, basata sul fatto che i laici sono cristiani chiamati ad attuare la missione della chiesa nel triplice munus (dono-dovere) di sacerdote, profeta e re. E non si spiega, poi, come mai nelle molte riunioni ai vari livelli della gerarchia le decisioni sono prese in base alla maggioranza dei voti. Gli stessi documenti del Concilio furono sottoposti a un voto per la loro accettazione o meno. Segno che i responsabili della chiesa riconoscono che lo Spirito Santo non si trova a disagio con i metodi democratici, per lo meno a un certo livello. Se così è, perché non dovrebbe trovarsi a suo agio anche a livelli più bassi?

Non intendevo dilungarmi sulla presenza più o meno democratica dei fedeli nella vita della chiesa. Il paragrafo precedente – che speravo più breve – va inteso come semplice introduzione a ciò che volevo offrire in questo mio intervento: una testimonianza del molto che ho ricevuto dalla semplice gente di chiesa, cui ho sempre cercato di impartire generosamente la Parola di Dio, soprattutto nelle comunità ecclesiali più umili. Mi limito a ricordare due episodi.

Siamo durante la riunione di un gruppo. La maggioranza dei presenti sono donne di una piccola comunità di base formata per lo più di persone analfabete. L’argomento in questione è se persone che convivono senza essersi sposate in chiesa possono ricevere la Comunione. «Non è permesso», è la posizione difesa con forza da alcune che ben conoscono il catechismo. Nessuno osa contraddirle e il silenzio diventa quasi imbarazzante. Una giovane donna si rivolge a me, credo come “rappresentante della legge”, e dice: «Vede, padre: abbiamo molte amiche che si sono unite a uomini con la promessa che presto le avrebbero sposate. Sono passati molti anni, hanno avuto figli, ma il mantenimento della promessa è ancora di là da venire. Devono già portare una pesante croce. Le vogliamo caricare di un’altra?». Non ho dubbi: possono ricevere la Comunione. Per il Vangelo la carità vale più della legge.

Il secondo episodio accade durante la celebrazione della messa in un’altra comunità. Mentre distribuisco la Comunione, uno dei responsabili si preoccupa di controllare se tra coloro che si sono messi in fila c’è anche qualcuno che non ha fatto la Prima Comunione.

– «Tu hai già fatto la Prima Comunione?».
– «No».
– «E allora torna al tuo posto».

La cosa succede anche con una seconda persona poco dietro la prima. Si presenta un terzo che, dopo aver risposto “sì” alla domanda, tende le mani, riceve l’ostia consacrata e si mette in disparte, ma non la mette in bocca: la spezza, invece, in tre parti e ne consegna una a ciascuno dei due esclusi.

Mi tornano alla mente le parole di Gesù: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Lc 10,21). Il Vangelo dice che, mentre diceva queste parole, Gesù «esultò di gioia nello Spirito Santo» (ib.). Come lui, anch’io ho il cuore che scoppia di gioia.