Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di dicembre 2025.
Caro Alex,
il 2025 è stato sicuramente l’anno di papa Leone XIV. Al recente incontro con i movimenti popolari gli abbiamo sentito pronunciare parole di una radicalità in cui forse non speravamo. Qual è il tuo bilancio, se così si può dire, di questi primi sette mesi di pontificato? (Manlio Aprile)
Ho partecipato con gioia all’incontro internazionale dei movimenti popolari che si è tenuto a Roma a fine ottobre. Avevo già partecipato ad altri incontri dei movimenti popolari di Roma, sia nel 2014 che nel 2016. Queste due iniziative erano state prese da papa Francesco, che aveva pronunciato dei discorsi memorabili. Allora si osservava una massiccia partecipazione dei movimenti più grandi a livello mondiale. Cosa che non si è vista a quest’ultimo incontro romano.
Sono mancate anche grandi realtà italiane. L’appuntamento di ottobre mi ha lasciato l’amaro in bocca, cosa che ho espresso pubblicamente durante i lavori, soprattutto in preparazione al documento finale della riunione. In questo testo mancava un’analisi chiara e aggiornata del contesto politico mondiale. A farne un sunto mirabile è stato però papa Leone XIV, che abbiamo incontrato nei giorni di assemblea. Il santo padre ci ha dato veramente una spinta in avanti.
Il papa ci ha innanzitutto ricordato: «Io ci sono, sono con voi». Leone ci ha poi invitato a leggere Rerum novarum, dedicata alle “cose nuove” (il titolo della prima enciclica sociale della Chiesa del 1891 di Leone XIII, a cui l’attuale pontefice si ispira), ma partendo dalle periferie. «Il vostro è un grido per cercare soluzioni in una società da sistemi ingiusti». Oggi invece, ha detto ancora Leone, «l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale, il divario fra una piccola minoranza – l’1% della popolazione mondiale – e la stragrande maggioranza si è amplificato in modo drammatico».
Il paradosso, dice papa Leone, è che una mancanza crescente di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso «coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie, che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri. Tuttavia, mentre sempre più persone hanno accesso a internet, i bisogni primari rimangono insoddisfatti».
In breve, ha aggiunto ancora il santo padre, «la cattiva gestione di questi mezzi tecnologici genera e aumenta le disuguaglianze con il pretesto del progresso tecnologico». Il papa ha poi menzionato tutta una serie di fattori che peggiorano le condizioni dei poveri: l’impatto dei social e del consumo sfrenato che promuovono; il gioco d’azzardo online; l’industria farmaceutica senza scrupoli; lo sfruttamento delle risorse dei paesi poveri per avanzare nello sviluppo tecnologico.
Sono queste le cose nuove lette alla luce delle periferie. E poi il problema dei migranti. Qui Leone ha usato parole dure, sulla linea di papa Francesco: «Con l’abuso dei migranti vulnerabili, non assistiamo al legittimo esercizio della sovranità nazionale, ma piuttosto a gravi crimini commessi e tollerati dallo stato. Si stanno adottando misure sempre più disumane – persino politicamente celebrate – per trattare questi indesiderabili come se fossero spazzatura e non esseri umani».
Papa Leone ha definito i movimenti popolari «campioni di umanità», proprio per il loro impegno per i migranti. Questo intervento è fondamentale per capire dove vuole andare il pontificato leonino. Certo dobbiamo aggiungere all’analisi l’enciclica Dilexi te, che evidenzia gli aspetti chiave che il papa vuole portare avanti e in cui risuonano molti concetti cari a papa Francesco. Adesso mi aspetterei da questo papato due cose importanti: un documento sull’intelligenza artificiale e uno sul web. Temi fondamentali, cose nuove cruciali anche loro.