Kenya / Somalia
Lo scorso 15 gennaio la base della missione dell'Unione africana Amisom a El-Ade in Somalia ha subito un violento attacco da parte degli estremisti islamici al-Shabaab. Sarebbero molte le vittime fra i soldati kenyani che gestiscono la struttura. Ma le fonti ufficiali mantengono stretto riserbo sulla vicenda. Intanto si indaga sui legami tra i terroristi somali e il Califfato.

Quello che è veramente accaduto lo scorso 15 gennaio durante l’attacco dei miliziani di al-Shabaab alla base Amisom di El-Ade, nel sud-ovest della Somalia, è ancora avvolto nel mistero. 
La versione ufficiale dei fatti fornita dalle forze keniane (Kfd) non ha chiarito la dinamica dell’assalto alla base, costituita da due campi militari: uno dell’esercito nazionale della Somalia (Sna) e l’altro che ospita il contingente di truppe kenyane. La Kfd non ha nemmeno rivelato il numero definitivo delle vittime, spiegando solo che ha richiesto l’esame del Dna per identificare i corpi dei propri soldati.

Vicenda “fumosa”
Poche ore dopo che era stato sferrato l’attacco, il colonello David Obonyo, portavoce della Kfd, ha chiarito che era il campo somalo ad essere stato colpito e che le truppe keniane erano accorse in un secondo momento per difenderlo.
Tuttavia, un funzionario del governo di Mogadiscio ha contestato questa versione, spiegando alla Bbc che in realtà l’obiettivo degli islamisti era la parte keniana. Inoltre, nei giorni successivi all’attacco, non ci sono state notizie di vittime tra i militari somali, mentre nella sua rivendicazione, al-Shabaab ha insistito sul fatto che l’obiettivo fossero i crociati della Kdf e di averne eliminati oltre cento.
Il ministero della Difesa keniano sta mantenendo stretto riserbo sulla dinamica e sul numero delle perdite subite nell’attacco, ma nel frattempo sta indagando sui collegamenti tra il gruppo di al-Shabaab e lo Stato islamico (Is).

Rinforzi dal Califfato?
A tale proposito, l’edizione on-line del quotidiano The Standard ha anticipato il contenuto di un documento approntato dal dicastero di Nairobi per esaminare la capacità di infiltrazione del gruppo di Abu Bakr al-Baghdadi tra gli estremisti somali.
Secondo il rapporto, negli ultimi mesi, un gran numero di combattenti stranieri si sarebbero uniti agli shabaab nella regione di Gedo in Somalia. Questo, si sarebbe verificato dopo che parte del gruppo somalo avrebbe deciso di aderire alla concezione jihadista transnazionale del Califfato.
Secondo gli analisti, però, al-Shabaab rimane prevalentemente concentrata sulle questioni somale, continuando a conservare i suoi legami storici con al-Qaida, consapevole che i vantaggi di un’affiliazione all’Is non compenserebbero quelli derivanti dal consolidato rapporto con il gruppo di Ayman al-Zawahiri.

Di conseguenza, si potrebbe ipotizzare che le autorità di Nairobi siano interessate a esagerare la componente Is in al-Shabaab, come un mezzo per ottenere maggiore assistenza dalla comunità internazionale, come già avvenuto in Nigeria per Boko Haram.

Nella foto in alto alcuni soldati delle forze di difesa kenyane (Kfd) trasportano la bara di uno dei soldati morti nell’attacco di al-Shabaab alla base Amisom di El-Ade in Somalia del 15 gennaio. (Fonte: Thomas Mukoya/Reuters)