Costa d’Avorio, centro emergente dell’animazione in Africa
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Dopo il Festival du Film d'Animation d'Abidjan, la capitale ivoriana si prepara a ospitare, a novembre, il primo Marché Africain du Film d'Animation
Costa d’Avorio, centro emergente dell’animazione in Africa
Nel 2025 l’ecosistema dei prodotti di animazione del continente ha raggiunto i 15,71 miliardi di dollari, con un aumento annuo di quasi l'8%. Crescente anche l’interesse dei mercati di produzione e distribuzione internazionale per contenuti e storie africani
30 Luglio 2026
Articolo di Antonella Sinopoli
Tempo di lettura 5 minuti
Una scena dell'antologia "Kizazi Moto"

Sarà ospitata ad Abidjan, in Costa d’Avorio, il prossimo novembre, la prima edizione del Marché Africain du Film d’Animation (MAFA). Un evento che traccia la strada fin qui percorsa dal settore dell’animazione africano e nello stesso tempo anticipa le possibilità future. Un settore che sta mostrando risultati incredibili e ancora più incredibili potenzialità.

Nel 2025 l’ecosistema dell’animazione e della creatività in Africa ha raggiunto i 15,71 miliardi di dollari, a dimostrazione che l’interesse del mercato locale è pari a quello internazionale e la crescita annua di quasi l’8% conferma questa tendenza. In ogni caso, secondo gli esperti, questo è solo l’inizio poiché è ormai chiaro che Hollywood e Tokyo non la fanno più da padroni in questo ambito.

L’evento di Abidjan sarà l’occasione per fare incontrare creatori, produttori, investitori, piattaforme digitali, reti televisive e studi di animazione provenienti da tutta l’Africa e non solo, creando un polo centrale in cui i progetti possano passare dalla fase di sviluppo a quella di finanziamento, produzione e distribuzione internazionale.

Sono state inoltre aperte le candidature per i creatori africani che lavorano a cortometraggi, lungometraggi, serie televisive e persino progetti provenienti da studenti.

Ricordiamo che, anche quest’anno – fine aprile inizio maggio -, la capitale ivoriana ha ospitato il Festival du Film d’Animation d’Abidjan (FFAA), che celebra l’animazione africana e internazionale attraverso proiezioni e concorsi che spaziano da cortometraggi a lungometraggi, serie televisive, produzioni studentesche e progetti di presentazione.
Il FFAA e il MAFA mirano dunque a posizionare la città come uno dei centri emergenti per l’animazione nel continente.

Il MAFA non avrà un parterre chiamato a guardare in anteprima i film – come accade per i vari Festival del cinema – ma si pone come un grande mercato di settore, appunto, dove i creatori possono presentare i propri progetti, ottenere finanziamenti, negoziare accordi di distribuzione, esplorare opportunità di coproduzione e costruire relazioni con partner globali.

Insomma, creando un mercato dedicato, il MAFA ha l’intento di accelerare la commercializzazione dell’animazione africana, anziché limitarla ai circuiti di mostre e festival. L’ambizione è quella di passare sempre di più dalle produzioni isolate a un ecosistema interconnesso, dotato dei finanziamenti, delle partnership e delle piattaforme commerciali necessarie per competere sulla scena globale.

Uno dei problemi è sempre stato, appunto, quello dei finanziamenti ma si può dire che già oggi la situazione è diversa. I creativi possono ormai contare su diverse società indipendenti come HBO Max, Cartoon Network, Disney, Netflix e altre, che hanno commissionato e stanno lavorando a numerosi progetti di animazione africani.

Il mercato, come pure l’audience, è ormai diversificato così come sono ormai molte le piattaforme di streaming, emittenti televisive e aziende di videogiochi alla ricerca di nuove storie e contenuti originali da proporre al proprio pubblico.

A questi elementi ne vanno aggiunti almeno un paio per spiegare il boom degli ultimi anni del settore dell’animazione in Africa e di contenuti africani all’estero: uno è la popolazione giovane, che rappresenta la maggioranza in assoluto nel continente, l’altro è la crescita dei talenti che vengono nutriti non solo grazie ai mezzi a disposizione in rete e ai computer – e oggi anche all’IA – ma anche coltivati nei numerosi studios nati negli ultimi anni in molte città africane.

Storicamente, a dominare i mercati internazionali del settore dell’animazione sono stati il Giappone, gli Stati Uniti ma anche la Francia, oggi però i creatori di tutto il continente stanno ottenendo successo sulla scena globale.

Qualche esempio: lo studio sudafricano Triggerfish ha prodotto l’antologia panafricana di punta per Disney+ Kizazi Moto: Generation Fire e ha creato, insieme alla sceneggiatrice zambiana Malenga Mulendema, la serie di successo Netflix Supa Team 4, di cui anche Nigrizia ha scritto. Citiamo anche la serie nigeriana futuristica Iwájú e Iyanu di YouNeek Studios, fondata dall’americano-nigeriano Roye Okupe, su HBO Max.

Ciò dimostra che i principali attori globali stanno investendo attivamente nei contenuti africani. Ma anche paesi come Uganda, Kenya ed Etiopia stanno ottenendo importanti riconoscimenti nel settore dei film d’animazione. Storie in cui si riflettono le culture, i miti, le epopee e gli eroi ed eroine africani, ma anche le vite quotidiane.

Sempre più aziende si rendono conto del potenziale ancora inespresso che l’Africa offre in questi termini, quello che è necessario – a detta di molti creativi, realizzatori e opinionisti – è non perdere, nella corsa alla globalizzazione, l’essenza stessa della cultura e delle storie africane.

La crescente domanda di contenuti africani originali (non solo quelli animati) dovrebbe invece confermare che la narrazione africana è interessante, avvincente e può avere successo sui grandi palcoscenici. Che è poi quanto sta accadendo. Ma non bisogna fare l’errore di pensare che il continente sia partito dal nulla in questo campo.

Ci sono stati dei pionieri, con meno soldi e opportunità di molti altri probabilmente, ma non con meno creatività e fantasia. In questa lista vengono citati dieci film di animazione che hanno aperto la strada a uno stile, a un’idea.

Si parte dal 1936 (Mafish Fayda, Egitto) e da tecniche come lo schema diviso, le grafiche in movimento, la fotografia fotogramma per fotogramma, il disegno a mano, la fusione tra foto reali e plastilina, poi il 2D e l’animazione stop-motion 3D (e siamo arrivati al 2003 con La leggenda del regno celeste, Zimbabwe).
È storia. Il resto, quello che sta accadendo oggi, sta già nel futuro.

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