A poco più di tre mesi dal voto (25 ottobre), anche Alassane Ouattara, presidente della Costa d’Avorio dal 2011, si allinea con gli altri capi di stato di vecchia generazione che non ne vogliono sapere di mollare le redini del potere.
«Mi ricandido perché desidero che la nostra amata Costa d’Avorio continui ad essere un paese prospero, pacifico e sicuro», ha dichiarato alla televisione il presidente 83enne che si proclama in piena salute.
Verso il quarto mandato quinquennale
Si presenta così per la quarta volta alle elezioni, dopo che nel 2016 aveva fatto cambiare la Costituzione che prevedeva il limite di due mandati presidenziali, garantendosi una ulteriore candidatura nel 2020.
Già allora gli oppositori avevano boicottato la competizione denunciando come incostituzionale la sua pretesa di presentarsi per il terzo mandato.
Convinto che occorra qualcuno di grande esperienza per combattere i pericoli odierni, Ouattara ha sostenuto: «La minaccia del terrorismo si estende a tutta la regione e l’incertezza economica a livello internazionale rappresenta un grave rischio per il nostro paese», proponendosi così come colui che meglio di tutti sa affrontare queste sfide.
D’altronde, negli ultimi mesi sono state molte le dimostrazioni a favore di una sua ulteriore candidatura. Anche il Fondo monetario internazionale (FMI), di cui è stato vicedirettore generale, sembra sostenerlo, avendo prospettato per l’anno in corso un aumento del 6,3% del Prodotto interno lordo, in linea con la media di crescita degli ultimi dieci anni.
Dopo averlo designato, lo scorso giugno, il suo partito, Raggruppamento degli houphouëtisti per la democrazia e la pace (RHDP), lo ha descritto come unico garante di stabilità nella regione, al contrario naturalmente dei candidati dei partiti di opposizione autorizzati a presentarsi.
Esclusi i principali oppositori
È infatti risaputo che i principali avversari di Ouattara, Tidjane Thiam, leader del Partito democratico della Costa d’Avorio (PDCI), Laurent Gbagbo, leader del Patito popolare della Costa d’Avorio (PPACI) e già presidente dal 2000 al 2010, Charles Blé Goudé, presidente del Congresso panafricano per la giustizia e l’uguaglianza dei popoli (COJEP) e l’ex primo ministro Guillaume Soro, sono stati per il momento esclusi dalla lista dei candidati.
I due partiti d’opposizione, a tale riguardo, hanno lanciato una campagna per il loro reinsediamento in vista della competizione elettorale.
Da sottolineare che gruppi della società civile e leader religiosi, inclusi i membri della Conferenza episcopale cattolica, hanno espresso la propria preoccupazione per la crescente polarizzazione delle parti politiche nel paese.
Ad oggi si sono registrati per il voto oltre 8.7 milioni di ivoriani, su un totale di 32,7 milioni di abitanti.