Corte penale internazionale

I giudici della Corte penale internazionale (Cpi) hanno assolto ieri da tutte le accuse l’ex presidente ivoriano Laurent Gbagbo e il co-imputato Charles Blé Goudé, ordinandone l’immediato rilascio.

Secondo il giudice Cuno Tarfusser i pubblici ministeri «non sono riusciti a dimostrare l’esistenza di un piano comune per mantenere Gbagbo al potere che includeva il reato di crimini contro i civili».

Gbagbo, 73 anni, e Goudé, erano sotto processo dal 2016 per crimini contro l’umanità presumibilmente commessi sotto la guida dell’allora presidente. L’ex leader è stato scagionato dalle imputazioni di omicidio, stupro, persecuzione e atti disumani che avrebbe commesso durante le violenze post-elettorali tra dicembre 2010 e aprile 2011, quando rifiutò di accettare la sconfitta e consegnare il potere al rivale, e attuale presidente, Alassane Ouattara.

Oggi l’accusa ha chiesto che sia loro vietato tornare in Costa d’Avorio.

Gbagbo non è stato il primo ex capo di Stato ad essere incriminato dalla Cpi. Lo hanno preceduto il presidente liberiano Charles Taylor, quello sudanese Omar al-Bashir, il rais libico Muhammar Gheddafi e suo figlio Saif al-Islam, e il leader kenyano Uhuru Kenyatta con il suo vice William Ruto. A finire sotto inchiesta al tribunale dell’Aja anche la moglie, l’ex first lady Grace Gbagbo, condannata in patria e in seguito graziata.

L’assoluzione ha rappresentato una grave battuta d’arresto per l’accusa, colpita numerose dalle sconfitte negli ultimi anni. Tra queste la causa contro Jean-Pierre Bemba, l’ex vicepresidente congolese rilasciato lo scorso anno dopo la sua condanna per crimini di guerra, e la coppia formata da Kenyatta e Ruto, assolti per insufficienza di prove nel 2015. Negli ultimi 15 anni i pubblici ministeri hanno ottenuto solo tre condanne per crimini di guerra. (Radio France Internationale)