Secondo turno delle presidenziali
Si è chiusa ieri sera con un confronto tv la campagna elettorale dei due candidati alla presidenza. Gbagbo e Ouattara (nella foto) si sono impegnati a riconoscere l’esito del voto. Sullo sfondo restano gli scontri recenti tra sostenitori delle opposte fazioni e i timori di nuove violenze nel dopo-voto. Da domenica sarà in vigore il coprifuoco notturno.

Toni pacati, stretta di mano e la promessa reciproca di accettare il risultato del voto. L’infuocata campagna elettorale si è conclusa ieri sera con un ‘faccia a faccia all’americana’, in diretta tivù, tra i due candidati alla presidenza: Laurent Gbagbo e Alassane Ouattara. Che adesso attendono di raccogliere i frutti delle promesse fatte agli elettori in vista del ballottaggio del 28 novembre.

 

Un confronto pubblico in cui i due rivali si sono impegnati a smorzare le tensioni accese negli ultimi giorni di campagna elettorale, quando scontri nella capitale e in altre zone del paese tra sostenitori dei rispettivi candidati hanno provocato un morto e una ventina di feriti.

 

Ieri i toni del confronto politico sono rientrati nei ranghi, ma le tensioni restano latenti. I timori riguardano adesso il dopo-voto e la possibilità di nuove violenze, innescate da eventuali contestazioni dei risultati. “La situazione resta comunque ad alto rischio – conferma dalla capitale Alessandro Rabbiosi, delegato dell’ong Terre des Homme – c’è il timore diffuso di regolamenti di conti dopo la proclamazione del vincitore”. Tanto che ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha deciso di spostate per le prossime quattro settimane un contingente di 500 uomini e un’unità aerea dalla Liberia ad Abidjan, e lo stesso presidente uscente Gbagbo ha annunciato un coprifuoco notturno a partire dalla serata di domenica. Nei giorni scorsi, inoltre, 1.500 militari erano stati inviati a rinforzare la sicurezza al centro e nel nord-est del paese, ex roccaforti dei ribelli delle Forze Nuove.

 

Ma la partita si gioca soprattutto nella capitale dove si concentra il 35% dell’elettorato. Al primo turno, il 31 ottobre, la partecipazione al voto aveva superato l’80%, segno incontestabile della voglia dei cittadini di uscire dal lungo stallo che ha logorato l’economia, ma anche lo stato sociale del paese. Gli ivoriani attendono con un misto di paura e di speranza la conclusione di un decennio di profonda crisi politico-militare, accentuata dal tentativo di rovesciare, nel 2002, quello stesso Laurent Gbagbo che potrebbe, adesso, vedersi riconfermare la fiducia per altri cinque anni. Il suo mandato è scaduto nel 2005 e da allora la data delle elezioni è slittata per ben sei volte.

 

Una partita che, però, è ancora del tutto aperta: Gbagbo si presenta al voto di domenica forte del 38% dei consensi ottenuti al primo turno, Ouattara può contare sul 32%, ma anche – almeno sulla carta – sul sostegno di Henri Konan Bédié, suo ex-oppositore uscito dalla corsa alla presidenza con il 25,2%.

 

(In audio Alessandro Rabbiosi, delegato dell’ong Terre des Hommes Italia in Costa d’Avorio, intervistato da Michela Trevisan)