Compaoré ricompone la frattura
Sembrerebbe raggiunto un accordo tra premier, presidente e opposizione per proseguire il processo di pace. Sono state fissate tra aprile e maggio le elezioni presidenziali. Trovato l’accordo anche sulla composizione del governo, anche se sono ancora attesi i nomi dei ministri designati dall’opposizione.

È stato raggiunto ieri un accordo per formare un nuovo governo. L’annuncio è stato dato dal primo ministro Guillame Soro. Non sono state apportate variazioni importanti per ciò che riguarda dicasteri fondamentali come difesa, finanze e interni, anche se è stata garantita la presenza delle opposizioni all’interno dell’esecutivo. Sono ancora attesi i nomi degli 11 membri dell’esecutivo, che l’opposizione dovrebbe nominare.
Le elezioni si terranno tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, mentre entro domani sarà annunciata la composizione della nuova Commissione elettorale indipendente (Cei).

 

La crisi è scoppiata il 12 febbraio, quando il presidente Laurent Gbagbo ha sciolto senza preavviso il precedente governo e la commissione elettorale, accusata di frode per aver inserito nella lista di elettori 429 mila nomi di cittadini considerati dal presidente ‘non ivoriani’.
Nei giorni scorsi l’intervento , del mediatore internazionale, il presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré, potrebbe aver evitato il peggio, dato che da giorni manifestazioni sempre più violente, montavano in varie zone del paese.

Venerdì scorso sono morte infatti nella città di Gagnoa, nel centro ovest, 5 persone. Ieri, invece, a Daloa, nel centro del paese, ci sono state due vittime e 15 feriti. Qui, l’opposizione locale aveva organizzato una giornata di sciopero contro il presidente Gbagbo, degenerata poi in disordini. Le forze dell’ordine sono intervenute lanciando gas lacrimogeni, sparando successivamente “pallottole vere”, secondo fonti dell’opposizione. La polizia sostiene invece di aver utilizzato solo proiettili di gomma, spiegando di essere intervenuta anche per contenere “saccheggi” contro alcuni negozi del centro cittadino.

Almeno 2.000 manifestanti hanno marciato anche a Toumodi, a sud della capitale. A destare allarme sono soprattutto le manifestazioni bloccate dalle autorità ieri nel quartiere di Adobo, a nord di Abidjan, dove le forze dell’ordine hanno sequestrato diversi machete.

Crisi finita dunque? Resta tutto da vedere. Le elezioni nel paese sono rinviate continuamente dal 2005. Elezioni che dovrebbero mettere la parola fine al conflitto scoppiato nel 2002, quando un fallito colpo di stato contro il presidente Gbabo si è tradotto di fatto in una divisione in due del paese, con le forze governative nel sud e i ribelli appartenenti alle Forze Nuove nel nord.