Crisi politica
Non ha trovato sbocchi la mediazione tentata ieri da una delegazione della Comunità degli stati dell’Africa Occidentale, insieme all’inviato dell’Unione africana, per convincere l’uomo politico sconfitto nell’urna a lasciare il campo. Non si può escludere un intervento armato.

È un mese, ormai, che la comunità internazionale chiede a Laurent Gbagbo (nella foto) di mettersi da parte per permettere a Alassane Ouattara, riconosciuto vincitore delle elezioni (ballottaggio del 28 novembre), di installarsi al palazzo presidenziale e governare la Costa d’Avorio.

 

Ieri, 3 gennaio, i tre emissari della Comunità degli stati dell’Africa Occidentale (Cedeao), i presidenti di Benin, Sierra Leone e Capo Verde, sono tornati a Abidjan per convincere Gbagbo ad abbandonare in maniera dignitosa la presidenza. Si erano già recati nella capitale economica del paese il 28 dicembre. Con loro, un inviato speciale dell’Unione africana, il primo ministro kenyano Raila Odinga, “esperto” in trattative di mediazione per una soluzione accettabile in Kenya dopo le presidenziali di fine 2007 che avevano provocato tanti morti e centinaia di migliaia di rifugiati.

 

Una missione, questa, ritenuta veramente dell’ultima chance per evitare il ricorso alla forza. Questi emissari, più che mediatori, hanno ripresentato al presidente uscente la ferma posizione della Cedeao (e quella dell’Unione africana che l’ha adottata), che non intende negoziare. E il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, presidente in esercizio della Cedeao, ha ripetuto che Gbagbo deve semplicemente lasciare il potere in maniera pacifica, se non vuole esporsi a conseguenze giudiziarie e a una operazione militare su grande scala per sloggiarlo.

 

Gli Stati Uniti, da parte loro, andrebbero fino ad accogliere Gbagbo, se lo chiedesse, pur di porre termine alla crisi. Ma il tempo di una decisione sta esaurendosi: si rincorrono, infatti, numerose testimonianze di violazioni ricorrenti dei diritti dell’uomo in Costa d’Avorio.

 

Gbagbo si è intestardito a non lasciare il potere, certo che il tempo lavora in suo favore. Ma la comunità internazionale, anche africana, si è troppo compromessa in favore di Ouattara per accettare che Gbagbo rimanga. Che avverrà ora? La sola soluzione sembra essere l’intervento militare della Cedeao. Ma gli stati interessati avranno il coraggio di imbarcarsi in un’avventura militare di cui s’ignora la soluzione, ma che potrebbe comportare migliaia di morti? Osiamo credere che una soluzione non militare rimanga la sola opzione accettabile. Ma come?

(In audio, intervista di Fortuna Ekutsu Mambulu a Gohou Danon, ivoriano, dottorando in Economia monetaria presso la Keele University di Londra).