Ritorno al passato
Dopo che ieri le forze di sicurezza di Gbagbo hanno sparato sui civili pro-Ouattara, oggi si teme il peggio. Jean Ping, presidente della commissione Ua, è ad Abidjan. La comunità internazionale chiede a Gbagbo di mollare la presa e di farsi da parte.

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È muro contro muro nel paese dei due presidenti. Ieri gli ivoriani favorevoli ad Alassane Ouattara (a destra nella foto) – il presidente proclamato vincitore il 2 dicembre dalla commissione elettorale del ballottaggio del 28 novembre e riconosciuto tale dalle Nazioni Unite, dall’Unione africana e dall’Unione europea – hanno tentato di occupare i locali della televisione di stato e il palazzo del governo di Abidjan, la capitale economica. La France Presse parla di migliaia di persone per le strade di Abidjan. Ma si sono trovati di fronte le forze di sicurezza fedeli al presidente uscente Laurent Gbagbo – il Consiglio costituzionale lo ha riconosciuto vincitore del ballottaggio, annullando l’esito del voto in alcune regioni del nord -, che hanno aperto il fuoco. Dopo gli scontri della giornata, un bilancio del governo Gbagbo dice di una ventina di morti e di almeno ottanta feriti.

E oggi la situazione potrebbe ulteriormente degenerare, riportando il paese al clima di guerra civile del 2002 e annullando di fatto gli sforzi di pacificazione e mediazione messi in atto in questi anni dagli schieramenti politici interni e dalla comunità internazionale. Stamane è arrivato ad Abidjan Jean Ping, il presidente della Commissione dell’Unione Africana, per tentare una nuova mediazione.

Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha stigmatizzato gli attacchi contro i civili; Washington ha di nuovo invitato Gbagbo a cedere il potere; l’Unione europea ha rivolto un appello all’esercito ivoriano affinché risponda all’autorità del «presidente democraticamente eletto» e ha avviato la procedura delle sanzioni – congelamento dei beni e restrizioni sui visti d’ingresso nell’Ue – a carico di una ventina di personalità vicine a Gbagbo.

Ouattara mantiene la sua base all’hotel del Golf, a proteggerlo gli uomini delle Forze nuove, gli ex ribelli che controllano il nord della Costa d’Avorio. Mentre Gbagbo occupa i palazzi del potere e ha dalla sua gran parte delle forze armate.