Impegno comune
È il messaggio della Marcia Perugia-Assisi. Che ha coinvolto decine di migliaia di persone – molti i giovani, anche dall’Africa – e indicato dieci obiettivi prioritari.

Si era partiti con l’idea di avere 1.000 giovani per la pace, pronti a partecipare alla due giorni di riflessione e di progettazione, organizzata per loro a Bastia Umbra, dal 23 al 24 settembre, come preludio alla Marcia Perugia-Assisi del 25 settembre. Ne sono arrivati 4.000, provenienti da 114 città di tutte le regioni d’Italia. E hanno incontrato giovani originari di paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Algeria, Marocco, Sahara Occidentale, Turchia, Palestina, Egitto, Tunisia), molti dei quali sono stati protagonisti della “primavere arabe”, ma anche dell’Africa subsahariana, in rappresentanza delle vive società civili che stanno lottando contro la guerra e le ingiustizia socio-economiche.

 

Anche la Fondazione Nigrizia ha contribuito alla buona riuscita di questi incontri con i giovani. Era presente con una mostra sull’immigrazione (Corpi migranti) e con Afriradio.it, che ha coperto in diretta i momenti più significativi dell’evento.

 

 

Perché puntare sui giovani per questa edizione della Marcia della pace? Sono state prese alla lettera le parole del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, pronunciate nel messaggio di Capodanno: «Investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Questa è la strada giusta».

 

Difficile prevedere quanti sarebbero stati i partecipanti alla 19a edizione della Marcia della Pace, per ricordare i 50 anni dalla prima marcia organizzata da Aldo Capitini il 24 settembre 1961. Ne sono giunti oltre 200.000, secondo gli organizzatori. Hanno marciato per 25 km, dall’arco di San Gerolamo di Perugia fino alla Rocca di Assisi, per dire sì alla pace nel mondo.

 

All’arrivo ad Assisi gli esponenti della Tavola della Pace hanno letto una mozione con i “dieci comandamenti” di chi, dopo aver partecipato alla marcia, ha voluto rilanciare la propria visione di un mondo basato su pace, giustizia sociale e diritti umani. Queste le dieci priorità indicate nel documento finale:

–      garantire a tutti il diritto al cibo e all’acqua;

–      promuovere un lavoro dignitoso per tutti;

–      investire sui giovani, sull’educazione e la cultura;

–      disarmare la finanza e costruire un’economia di giustizia;

–      ripudiare la guerra e tagliare le spese militari;

–      difendere i beni comuni e il pianeta;

–      promuovere il diritto a un’informazione libera e pluralista;

–      fare dell’Onu la casa comune dell’umanità;

–      investire sulla società civile e sullo sviluppo della democrazia partecipativa;

–      costruire società aperte e inclusive.