Giustizia
Thomas Lubanga, già capo di un gruppo armato nell’Rd Congo, è stato condannato per crimini di guerra e per aver reclutato bambini soldato. Il processo, avviato dalla Corte penale internazionale nel 2009, è il primo ad essere portato a termine.

La Corte penale internazionale (Cpi) ha riconosciuto, Thomas Lubanga – ex capo di un gruppo di ribelli attivi, qualche anno fa, nel nord-est della Repubblica democratica del Congo – colpevole di crimini di guerra.

Il giudice britannico Adrian Fulford, al momento della sentenza, mercoledì scorso, ha dichiarato: «Il consiglio, all’unanimità, è arrivata alla convinzione che l’accusa ha dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che Thomas Lubanga è colpevole di avere arruolato bambini con meno di 15 anni e di averli coinvolti in un conflitto armato». L’entità della condanna sarà pronunciata successivamente. Quello contro Lubanga è il primo processo che la Cpi, operativa dal luglio 2002, è riuscita a portare a termine.

Lubanga è stato fondatore e leader del gruppo ribelle filo-ugandese dell’Unione dei patrioti congolesi (Upc) e ha giocato un ruolo chiave nel conflitto che ha insanguinato, nel decennio scorso, la regione dell’Ituri. I ribelli sotto il suo comando sono stati accusati di violazioni sistematiche dei diritti umani, inclusi massacri etnici, uccisioni, torture, stupri, mutilazioni e coscrizioni forzate di bambini soldato. Nel 2002 l’Upc conquistò la città di Bunia, compiendo numerose uccisioni di civili, rapimenti e stupri, in particolare contro l’etnia lendu.

Il 17 marzo 2006, Lubanga è stata la prima persona a essere arrestata in seguito a un mandato di cattura della Cpi. Il suo processo è iniziato nel 2009. Le organizzazioni di diritti umani sostengono che Lubanga sia arrivato ad avere 3.000 bambini-soldato tra 8 e 15 anni. Va rimarcato che tutte le fazioni in lotta in quella regione usarono migliaia di bambini come combattenti, facchini, cucinieri e schiave sessuali.

Così Anthony Lake, direttore generale dell’Unicef, ha commentato la sentenza: «È una vittoria di immenso valore per tutti coloro che si battono per la protezione dell’infanzia nei conflitti. La condanna di Thomas Lubanga è un chiaro messaggio per tutti i gruppi armati che schiavizzano e brutalizzano i minori. L’impunità non sarà più tollerata». Anche l’attrice Angelina Jolie ha assistito all’Aja alla lettura del verdetto e ha dichiarato: «È un momento importante per la Cpi, per l’Rd Congo e per il diritto». La star Hollywood è impegnata a divulgare informazioni sul lavoro della Cpi. (Luciano Bertozzi)