CPR: luoghi di detenzione e disumanizzazione - Nigrizia
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Rapporto del Tavolo asilo immigrazione. Un faro puntato sui dieci Centri di permanenza per i rimpatri
CPR: luoghi di detenzione e disumanizzazione
29 Gennaio 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
(Credit: Openpolis)

Istituzioni totali. Usa le stesse parole che Franco Basaglia utilizzava per descrivere i manicomi, il Tavolo asilo immigrazione (TAI) per parlare dei CPR, i Centri di permanenza per i rimpatri di cui si occupa il report presentato ieri in Senato, che porta eloquentemente questo titolo.

Luoghi chiusi e segreganti. Luoghi disumani e disfunzionali. Nonostante la fanfara politica della reclusione massiccia, spesso vuoti, sottoutilizzati. Strutture di detenzione amministrativa dove sono state rinchiuse, nel 2024, 5.891 persone migranti. Quasi la metà di origine tunisina.

Con l’obiettivo, come dice il nome stesso dei Centri, del rimpatrio, che nella realtà è avvenuto neanche per una persona su due tra quelle detenute. Si è infatti registrato un 41,8%, la percentuale più bassa di sempre.

Non funzionano, è un dato di fatto oramai conclamato dai numeri. Quelli che sulla carta parlano di poco più di 1.350 posti che nella realtà sono 655 e che smentiscono la propaganda del governo che su questi dice di investire in maniera massiccia, per crearne dei nuovi.

Il Tavolo, nel suo report, sottolinea come “meno della metà dei posti teoricamente disponibili sono effettivamente utilizzabili, mentre cresce in modo marcato (20%) la quota di posti inutilizzati anche se formalmente agibili”.

Investire in cosa e come è la domanda. Non certo in diritti, in questi luoghi, infatti, tanto il diritto alla salute quanto quello alla tutela legale latitano. Si fa un uso massiccio di psicofarmaci, si sopravvive in condizioni igienico-sanitarie più che precarie, si assiste a una completa spersonalizzazione delle persone recluse, a un’abituale violenza fisica e psicologica esercitata su uomini e (poche, solo cinque posti) donne che già presentano fragilità mentali.

Per tutto il 2025 le delegazioni del Tavolo asilo immigrazione hanno effettuato visite, spesso limitate rispetto agli spazi cui si è chiesto l’accesso, nei dieci CPR sparsi sul territorio nazionale: Bari-Palese, Brindisi-Restinco, Caltanissetta-Pian del Lago, Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Macomer (Nuoro), Milano via Corelli, Palazzo San Gervasio (Potenza), Roma-Ponte Galeria, Torino-Corso Brunelleschi, Trapani-Milo.

Tutti i CPR, tranne quelli di Torino e Milano, si trovano in aree isolate, non collegate, nascoste agli occhi dell’opinione pubblica. Luoghi di detenzione, lontani non solo dalla vista ma dalla garanzia del diritto. Luoghi che “non rappresentano una distorsione accidentale del sistema, né il frutto di singole cattive gestioni, ma un’aberrazione strutturale”, cercata, voluta, perpetrata anche se fallimentare.

Luoghi, che sulla base di tutte le analisi e valutazioni che si leggono nel report, il Tavolo asilo e immigrazione ritiene che si debbano chiudere per superare la fallimentare normativa europea e interna sulla cosiddetta detenzione amministrativa.

Purtroppo, sappiamo che il Patto europeo sull’immigrazione che entrerà in vigore il prossimo giugno, va esattamente in direzione ostinata e contraria a quelli che sono i diritti internazionali.

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