Accolto il rapporto “Mbeki”
Al termine del vertice straordinario dell’Unione Africana in Nigeria, il Sudan accetta di valutare le proposte dell’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki. Sul tavolo: l’istituzione di tribunali speciali misti, sudanesi e stranieri, per giudicare i responsabili per i crimini contro l’umanità commessi nella regione sudanese del Darfur.

Prende tempo il governo sudanese. Si è concluso con un cauto ottimismo dei partecipanti, il vertice straordinario del Consiglio per la sicurezza e la pace dell’Unione Africana, che si è tenuto ieri, 29 ottobre, ad Abuja, in Nigeria, per discutere la situazione nella regione sudanese del Darfur.

All’esame del Consiglio, il rapporto presentato da una Commissione ad hoc presieduta dall’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki, che propone di creare un “tribunale penale misto” formato da magistrati sudanesi e stranieri, in grado di giudicare i colpevoli dei reati commessi nel Darfur.

«Siamo d’accordo su buona parte delle proposte contenute nel rapporto» ha dichiarato il vice presidente sudanese, Ali Osman Mohamed Taha. «Gli unici punti che necessitano di un approfondimento, sono quelli riguardanti la creazione di tribunali speciali» ha poi precisato.

Il presidente sudanese, Omar Hassan el Bashir, non ha potuto presenziare all’incontro, a causa delle numerose proteste di organizzazioni non governative nigeriane, che chiedevano il suo arresto, in applicazione del mandato d’arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja, per crimini di guerra e contro l’umanità commessi proprio nella regione del Darfur.

La mediazione condotta da Mbeki, è vista dai più come il tentativo di svuotare il procedimento avviato dalla Corte contro il presidente sudanese, allentando così la tensione nel paese. Abdel Wahed Mohamed Al-Nur, leader dell’Esercito di Liberazione del Sudan, movimento ribelle attivo nella regione del Darfur, ha invitato l’Unione Africana a ritirare la proposta, bollandola come una minaccia all’autorità dell’Aja.

In ogni caso Bashir vuole vederci chiaro. Riguardo alla creazione di collegi giudicanti, misti stranieri e sudanesi, il suo vice presidente ha infatti invocato dubbi sulla costituzionalità del provvedimento, chiedendo tempo per valutare le proposte in parlamento.
L’Unione Africana si era già schierata pressoché compatta con il presidente sudanese lo scorso marzo, esprimendogli solidarietà per il mandato di arresto emesso dalla Corte Internazionale dell’Aja.