Il rallentamento degli investimenti diretti esteri (IDE) in Africa segna una nuova fase di fragilità strutturale per le economie del continente, con effetti particolarmente evidenti nel Nordafrica. Secondo UN Trade and Development (UNCTAD), nel 2025 i flussi di IDE verso l’Africa sono diminuiti del 38%, attestandosi a 59 miliardi di dollari.
Una contrazione ben più marcata rispetto alla media delle economie in via di sviluppo, che riflette una crescente concentrazione dei capitali internazionali verso poche aree considerate più prevedibili e meno rischiose.
Calo egiziano
Il calo è stato soprattutto nordafricano. La subregione ha attratto appena 17 miliardi di dollari nel 2025, contro i 51 miliardi dell’anno precedente, registrando un crollo del 67%. Il dato risente del fatto che nel 2024 i flussi erano stati eccezionalmente sostenuti dal mega-progetto turistico e urbano di Ras El-Hekma, in Egitto, guidato dal fondo sovrano di Abu Dhabi. L’Africa subsahariana ha invece mostrato una maggiore resilienza, con 42 miliardi di dollari di IDE e una flessione limitata al 6%.
Diminuzione nelle economie in via di sviluppo
Il contesto globale rimane sfavorevole. Nel 2025 gli IDE verso le economie in via di sviluppo sono diminuiti del 2%, mentre quelli diretti ai paesi avanzati sono aumentati del 43%, trainati dall’Europa e dai grandi centri finanziari. A livello mondiale, l’aumento complessivo degli investimenti (+14%) è in larga parte riconducibile a flussi di transito attraverso hub finanziari, segnale di una ripresa sottostante debole.
Cambio di rapporto con la Cina
A questo quadro si aggiunge la profonda trasformazione delle relazioni finanziarie tra Africa e Cina. I prestiti cinesi al continente sono crollati a 2,1 miliardi di dollari nel 2024, oltre il 90% in meno rispetto al picco del 2016, dopo una serie di insolvenze e ristrutturazioni del debito.
Secondo un’analisi pubblicata da ONE Data a gennaio 2026, i paesi africani stanno oggi trasferendo alla Cina più risorse per il servizio del debito di quante ne ricevano in nuovi finanziamenti. Un afflusso netto di 30 miliardi di dollari tra il 2015 e il 2019 si è trasformato in un deflusso di 22 miliardi tra il 2020 e il 2024, un’inversione di tendenza senza precedenti.
Al tempo stesso, la Cina sta riorientando il proprio impegno verso investimenti più selettivi e strategici, soprattutto nei settori energetico, minerario e dei trasporti, e promuovendo l’uso dello yuan attraverso sistemi di pagamento alternativi come il China Interbank Payments System (CIPS), cui nel 2025 hanno aderito Afreximbank e Standard Bank.
Nessun freno al commercio
Paradossalmente, questa inversione dei flussi finanziari non ha frenato il commercio. Nei primi otto mesi del 2025, gli scambi tra Cina e Africa hanno raggiunto i 222 miliardi di dollari, in crescita del 15,4% su base annua, trainati soprattutto dall’aumento delle esportazioni cinesi verso il continente.
Resta tuttavia una forte asimmetria: il deficit commerciale africano con Pechino è salito da 47 miliardi di dollari nel 2022 a 63 miliardi nel 2023, con esportazioni africane concentrate sulle materie prime e importazioni di prodotti manifatturieri a più alto valore aggiunto.
Il paradosso africano
Il dato più rilevante rimane di natura sistemica. Oggi, per molti paesi africani, i pagamenti per il servizio del debito superano gli afflussi di nuovi investimenti diretti esteri. Questo segnala un’erosione strutturale della fiducia nella prevedibilità dei flussi finanziari internazionali.
Il dato che governi o istituzioni africani non possono ignorare è che, nel prossimo futuro, gli IDE verso il continente saranno, nella migliore delle ipotesi, altamente volatili.