Energia pulita: Cuba si affida alla Cina - Nigrizia
Ambiente Cina Gianni Silvestrini
L'aria che tira / Aprile 2026
Energia pulita: Cuba si affida alla Cina
Pechino finanzia 92 parchi fotovoltaici. Ma le infrastrutture fatiscenti e la povertà dell'isola frenano la svolta verde
07 Aprile 2026
Articolo di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club
Tempo di lettura 2 minuti

Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di aprile 2026.

Cuba negli ultimi decenni aveva puntato pochissimo sulle rinnovabili, arrivando persino a ipotizzare la costruzione di un reattore nucleare, progetto che si è poi rapidamente arenato. Una disattenzione che stride con le notevoli opportunità offerte dall’energia solare ed eolica, che solo negli ultimi mesi si stanno cercando di cogliere, spinte dalla forte crisi energetica causata dal blocco delle importazioni di petrolio.

L’ulteriore isolamento imposto da Trump all’Avana, sta spingendo l’isola nelle braccia della Cina.

Il governo punta al 24% di energia elettrica rinnovabile entro il 2030, da biomassa, energia eolica e solare, partendo da percentuali molto basse. La tecnologia più sottovalutata è quella del solare. Nel dicembre 2024 la Cina ha firmato un accordo con Cuba per lo sviluppo di parchi solari: il governo cubano mira a realizzarne 92 con una capacità totale di 2 GW entro il 2028, e 51 parchi per complessivi mille MW sono già stati completati.

Per rendere gli impianti più affidabili, Cuba deve però investire nell’accumulo di energia tramite batterie e nella rete di trasmissione, a lungo sottofinanziata. Attualmente circa il 16% dell’elettricità prodotta va perduta a causa di guasti nella trasmissione, una percentuale che vanifica parte degli sforzi compiuti e rende urgente una modernizzazione delle infrastrutture elettriche del paese.

Il numero di aziende installatrici di pannelli solari è cresciuto significativamente dal 2024, quando il governo ha allentato le restrizioni all’importazione di moduli, prodotti in Cina. I kit più piccoli si acquistano a partire da 1.800 dollari: una cifra molto alta, considerando che lo stipendio medio cubano equivale a 15-25 dollari mensili, un divario che limita l’accesso dei privati a questa tecnologia.

Secondo il think tank Ember, nei dodici mesi fino ad aprile 2025 le importazioni di pannelli solari cinesi da parte di Avana erano cresciute di un fattore 34, più velocemente che in qualsiasi altra parte del mondo. Il governo afferma ora di voler far crescere notevolmente le energie rinnovabili rispetto alla quota del 5% registrata nel 2024.

La trasformazione non sarà comunque facile. Il problema principale resta quello delle risorse economiche: la transizione verde richiederebbe investimenti tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Un percorso che potrebbe accelerare, a patto che il paese non subisca ulteriori aggressioni esterne.


Isolamento

Con l’ordine esecutivo del 29 gennaio scorso, il presidente statunitense ha istituito un meccanismo per imporre dazi aggiuntivi sulle importazioni negli Usa a qualsiasi paese che venda petrolio al regime cubano. Il The Economist l’ha definito “un embargo di fatto”.

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