Sanità / Uno studio chiarisce
Si sapeva che i ceppi M e N sono stati trasmessi all’uomo dagli scimpanzé. Ora una ricerca francese ha stabilito che i ceppi O e P provengono dai gorilla. Scimpanzé e gorilla del Camerun. La pandemia rimane un’emergenza in Africa: 16 milioni di malati.

Due dei quattro ceppi dell’aids provengono dai gorilla. I ricercatori conoscevano già l’origine di due dei 4 ceppi (M, N, O, P) del virus dell’aids. Una nuova ricerca determina l’origine fin qui sconosciuta dei ceppi O e P, e conferma che l’aids è stata proprio trasmessa all’uomo dai primati.

È dai gorilla del sudovest del Camerun che provengono due dei 4 ceppi dell’aids che possono infettare l’uomo: i ceppi O e P, appunto. Se il gruppo P non ha infettato che due persone, il gruppo O ha provocato più di 100mila malati in molti paesi dell’Africa centrale e occidentale.

Si sapeva già che il ceppo M (responsabile della pandemia di aids con più di 40 milioni di persone infettate nel mondo) e il ceppo N sono stati trasmessi all’uomo dagli scimpanzé del Camerun.

Tutti i ceppi dell’aids conosciuti nell’uomo provengono dunque dai primati, gorilla o scimpanzé del Camerun.

Per arrivare a questo risultato, i ricercatori dell’Istituto francese per la ricerca e lo sviluppo e quelli dell’Università di Montpellier hanno analizzato le feci delle grandi scimmie del Camerun, ma anche del Gabon, della Repubblica democratica del Congo e dell’Uganda.

Per quanto riguarda la trasmissione del virus all’uomo, i ricercatori non possono formulare che delle ipotesi. Il virus avrebbe scavalcato la barriera delle specie in occasione di partite di caccia, tramite il morso di una scimmia infettata, escoriazioni in occasione dello smembramento di questi animali, o forse in occasione del consumo della cacciagione.

La lotta contro l’aids in Africa ha fatto grandi progressi, come del resto ovunque nel mondo, ma rimane difficile l’accesso per tutti alle cure. Resta vero che i nuovi casi di infezione sono in diminuzione rispetto a qualche anno fa, il che rende verosimile una fine della pandemia anche se non in tempi troppo ravvicinati. Le morti legate all’aids sono infatti diminuite di un terzo dal 2005 in Africa, anche perché le quote di bilancio pubblico dedicate alla malattia sono triplicate negli ultimi anni. I programmi legati alla prevenzione e all’accesso alle cure (anche se tanto diversi da un paese all’altro) hanno permesso di far diminuire la malattia al punto di non ritorno.

Dei più di 35 milioni di persone infette dal HIV/aids, la stragrande maggioranza (95 per cento) vive nei paesi poveri e ad essere infettati sono più i contadini che gli abitanti delle città. Nove casi su dieci di infezione sono concentrati in Africa dove la malattia ha ucciso più umani che tutte le guerre degli ultimi decenni.

Non va dimenticato che le famiglie con casi di aids soffrono di una diminuzione di produttività e vedono il loro reddito diminuire di conseguenza. L’ebola non deve farci dimenticare i milioni di vittime che l’aids ha provocato da quando si è manifestata. Più vulnerabili sono le donne e le ragazze.

Sono più di trent’anni che l’Africa lotta contro il virus dell’aids. I primi dieci anni avevano provocato un’autentica ecatombe nel continente. E la situazione economica dei paesi ne aveva fortemente risentito. Oggi la crisi mondiale rischia di sottrarre denari alle cure, mentre 16 milioni di malati necessitano di un trattamento e ancora più di un milione di persone muore ogni anno di aids.