“Costruire la pace, guarire le ferite e rafforzare l’unità”: questo il tema al centro della Conferenza dei vescovi di Sudan e Sud Sudan (SSS-CBC) nella loro 51ª assemblea plenaria annuale, svoltasi nella seconda settimana di novembre presso la diocesi sudsudanese di Malakal.
Denunciando le atrocità commesse contro i civili nei due paesi, citando in particolare in Sudan la città di El Fasher, capitale del Darfur Settentrionale, caduta sotto il controllo della milizia Forze di supporto rapido (RSF) il 23 ottobre, i vescovi della SSS-CBC si sono dichiarati “profondamente turbati” dai crimini tuttora posti in atto, dicendosi estremamente preoccupati per il fatto che il dialogo sia stato sostituito dagli interessi egoistici delle diverse parti in conflitto.
“Dopo aver pregato, riflettuto e condiviso la situazione pastorale dei nostri due paesi – scrivono i prelati nel messaggio finale – siamo profondamente turbati dai continui conflitti devastanti e dagli accordi di pace violati in entrambi gli stati, soprattutto per il generale peggioramento della situazione nel 2025”.
Affermando che la lotta di potere tra governi e gruppi di opposizione in Sudan e Sud Sudan manca di ogni rispetto per la dignità umana, i vescovi hanno scritto: “È allarmante che sia stato abbandonato il dialogo come veicolo di pace, guarigione, riconciliazione e unità”.
E hanno aggiunto: “Il fallimento del dialogo, infatti, ha aggravato le crisi umanitarie nei nostri paesi, ha esacerbato l’odio tra le diverse popolazioni e creato divisione nelle comunità. Ha provocato inoltre lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone, fame diffusa, malattie e epidemie come il colera e una carestia imminente”.
Hanno d’altro lato affermato: “La nostra terra è piena di risorse in abbondanza, che vengono sfruttate indebitamente dagli individui per il proprio interesse, creando cricche di sostenitori, in mezzo alla povertà estrema imposta alla gente comune. Un atteggiamento che deve cambiare perché possa essere creato un buon governo”.
In merito alla complessità etnica dei due paesi hanno anche denunciato “le divisioni etniche, tribali e persino intertribali senza precedenti, sorte nella regione in nome del potere e della politica”.
“L’unità nella diversità tra etnie e comunità del Sudan e del Sud Sudan è stata fonte di forza nel contesto delle loro storie, religioni, razze e culture. Questa ricchezza nella diversità non dovrebbe essere rovinata da politiche miopi e divisive, perché un futuro prospero risiede nella convivenza armoniosa”.
In conclusione hanno lanciato un appello affinché tutte le parti in causa attuino pienamente l’Accordo rivitalizzato del 2018 sulla risoluzione del conflitto in Sud Sudan (R-ARCSS) per creare fiducia nella popolazione e intraprendere un dialogo sincero.