L’esperimento proposto al Festival di Trento con i partecipanti al dibattito sul tema dell’acqua ha dato un risultato chiaro: il 59% è rimasto convinto della necessità di una gestione pubblica dell’oro blu.

Sulla forma giuridica degli enti societari che devono gestire la distribuzione dell’acqua, sembra che le opinioni degli italiani siano già consolidate, a qualche giorno del referendum del 12 e 13 giugno: la gestione dell’acqua deve essere totalmente pubblica.

 

Lo ha deciso, tramite un voto elettronico, la maggioranza delle persone che, sabato 7 giugno, aveva partecipato al dibattito sull’acqua in occasione del Festival di economia, svoltosi nella sala conferenze del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Gli interventi dei due relatori, uno pro e l’altro contro l’acqua totalmente pubblica, non hanno modificato le intenzioni dei partecipanti. Prima e dopo la discussione, il risultato del voto, infatti, non si è modificato: il 59% dei votanti è rimasto convinto della necessità di una gestione dell’acqua in mano totalmente pubblica.

 

Pubblico

 

 

In video (a destra), gli interventi dei due oratori. Ugo Mattei – professore di Diritto internazionale e comparato all’Università di California Hastings e Diritto civile all’Università di Torino – ha difeso la gestione pubblica dell’acqua rilevando come l’esperienza storica abbia dimostrato che la privatizzazione dei settori monopolistici comporti sempre l’aumento delle tariffe, la diminuzione degli investimenti e la significativa crescita delle retribuzioni del management.

 

Il secondo relatore, Antonio Massaruto – docente di Economia pubblica all’Università di Udine – ha invece sottolineato come la legge (36/94) oggetto del referendum sancisca, in realtà, l’aziendalizzazione della gestione dell’acqua. Indifferentemente dal soggetto pubblico o privato, la gestione dell’acqua dovrà comunque rispettare i criteri di efficienza, poiché nel futuro i prezzi tenderanno sempre ad aumentare.

 

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