Dalla polveriera Libia l’89% degli arrivi in Italia - Nigrizia
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La politica italiana ed europea di contenimento delle partenze dal paese nordafricano è un fallimento totale
Dalla polveriera Libia l’89% degli arrivi in Italia
Nei primi undici mesi dell’anno si è registrato un aumento del 41% rispetto allo stesso periodo del 2024
02 Dicembre 2025
Articolo di Jessica Cugini
Tempo di lettura 3 minuti

La conferma del fatto che gli accordi con la Libia non funzionano, nonostante Italia ed Europa continuino a sovvenzionare lautamente il paese nordafricano, la si ha dai numeri: sono 56.177 le persone partite, in larga parte dalle coste tripolitane, verso il continente europeo, da inizio anno. Un aumento del 41% rispetto ai dati del 2024, quando nei primi undici mesi erano 39.781.

Oltre 56mila dunque, per lo più dirette verso l’Italia, dove da inizio anno sono arrivate via mare 63.447 persone migranti, per l’89% provenienti dalla Libia, per l’appunto. Un’evidenza numerica capace di oggettivare il fallimento di quelle politiche di contenimento dell’immigrazione irregolare che tanto la presidente del governo italiano, Giorgia Meloni, quanto quella della Commissione europea, Ursula von der Leyen, vantano di portare avanti con successo.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

Successo che probabilmente per chi governa l’Italia e presiede l’Europa sta in altri numeri. Quelli diffusi dall’OIM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, che raccontano come, dallo scorso inizio di gennaio al 22 di novembre, le persone migranti intercettate e riportate indietro in Libia sono 25.231.

Riportate indietro verso quei lager da cui ripartiranno, pagando ancora una volta il prezzo della traversata alle stesse persone che continuano a trafficare vite umane, in un incessante gioco dell’oca dove a gettare i dadi sono l’Italia e l’Europa.

E se dal nord, dalla Tripolitania, si parte principalmente verso l’Italia, dall’est la meta è spesso la Grecia, un’altra rotta che ha conosciuto un’impennata in questo 2025, soprattutto durante l’estate, quando si registrarono almeno 5mila arrivi tra Creta e Gavdos.

Ed è infatti proprio in quel periodo, che il governo greco ha iniziato a trattare direttamente con le autorità di Bengasi, per proporre loro una sorta di copia incolla del Memorandum d’intesa siglato tra la Libia e l’Italia nel 2017 e rinnovatosi lo scorso novembre.

In Libia intanto… oltre 890mila migranti

La Libia non è solo luogo di partenze, ma anche di arrivi che non conoscono sosta. Il report “Migrazioni alle frontiere libiche” dell’OIM documenta una crescita di ingressi via terra.

Nel terzo trimestre di quest’anno, nel periodo tra luglio e agosto, il rapporto, che mette insieme 426 interviste di persone migranti arrivate nel paese nordafricano, racconta di uomini sotto i 30 anni (lo è l’84% del campione) che hanno attraversato per il 47% la rotta del Niger, per il 32% quella dell’Egitto, per l’11% il Ciad, il 7% Sudan, 3% Tunisia e Algeria.

Pagando trafficanti, con un costo medio di 416 dollari e attraversando, nell’89% dei casi, punti di ingresso non ufficiali, soprattutto nei confini del Niger e Algeria. Nei più recenti dati OIM dello scorso 13 novembre, si racconta di come nelle rotte desertiche si preferiscono spostamenti notturni, per evitare di dar troppo nell’occhio, soprattutto durante le compravendite delle persone.

Il rapporto trimestrale della Displacement Tracking Matrix (DTM) dell’OIM, pubblicato i primi di ottobre, afferma che attualmente in Libia si trovano 894.890 persone migranti, che provengono da 45 paesi differenti.

Una polveriera di fatto, la cui entità è in continuo aumento: del 3% rispetto al trimestre precedente e del 18% rispetto al 2024. Uomini e donne che, nel 90% dei casi, arrivano dai confinanti Niger (31%), Egitto (26%), Sudan (17%) e Ciad (6%).

Per chiudere il quadro di un’umanità che si sposta con quasi nessuna possibilità di regolarità di viaggio, ma sempre maggiori barriere e pattugliamenti che ne mettono a forte rischio la vita, soprattutto in quella rotta altamente mortale che è oramai da decenni il mar Mediterraneo centrale (che include quindi anche la Tunisia), occorre aggiungere un altro dato: da inizio anno al 22 novembre si sono registrate già 568 morti e 619 dispersi. Un numero sempre provvisorio e mai esatto.

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