DIRE DIO INDIGENO – GENNAIO 2020
Eleazar López Hernández

Nel sinodo panamazzonico, che si è celebrato a Roma nell’ottobre del 2019, viene accettato il concetto che «la teologia india, la teologia dal volto amazzonico e la pietà popolare sono già ricchezze del mondo indigeno, della sua cultura e spiritualità.

Il mondo indigeno con i suoi miti, la sua narrativa, i suoi riti, i suoi canti, la sua danza e le sue espressioni spirituali arricchisce l’incontro interculturale. L’evangelizzazione della Chiesa non è un processo di distruzione, ma di consolidamento e rafforzamento di questi valori; un contributo alla crescita dei “germi della Parola” (Dp 40, cfr. Gs 57) presenti nelle culture» (Documento finale del sinodo panamazzonico, 54).

Questo riconoscimento ufficiale della teologia dei popoli originari dell’America Latina costituisce un passo di grande importanza perché comporta un cambio radicale nel modo con cui la Chiesa si relaziona con questi popoli, dopo cinquecento anni nei quali ha prevalso l’ignoranza, il rifiuto e la satanizzazione della teologia dei vinti.

Ora finalmente si cambia registro. Si parla di ascolto di questa saggezza, in un dialogo arricchente, che generi vita per la terra e i suoi abitanti, e porti la Chiesa a una identità con volto e cuore indigeno e amazzonico.

I pastori riuniti nel sinodo hanno avallato, quindi avvalorato, quasi in maniera unanime, questa conversione pastorale e missionaria. Sarà ora necessario lavorare nella stessa maniera per darle continuità, attraverso un nuovo atteggiamento e una nuova prassi ecclesiale.

Noi, membri dei popoli amerindi e allo stesso tempo responsabili del servizio pastorale e teologico della Chiesa, assumiamo questa sfida. La teologia india – i cui contenuti di base non dovrebbero essere del tutto nuovi per i lettori di Nigrizia – risulta pressoché sconosciuta a tanti cristiani di altre parti del mondo e talora suscita sconcerto.

La teologia india ci parla di Dio a partire dalla vita minacciata sul pianeta Terra. Il deterioramento, mai visto prima, della qualità di vita nella nostra casa comune, che è la Madre Terra, porta i seguaci di Cristo e gli uomini e le donne coscienti ad alzare gli occhi verso i monti per chiedere aiuto e poter affrontare questa crisi tremenda.

E l’aiuto si trova nei poveri della terra, che custodiscono nei loro miti e nelle loro credenze ancestrali, verità e proposte di vita che molti hanno scartato per seguire  idoli e false soluzioni.

Questa luce viene da coloro che lottano per mantenere integra la loro identità umana e dei popoli con cultura e spiritualità propria; è la saggezza attraverso la quale i popoli del continente Abya Yala, chiamato adesso America, hanno convissuto in armonia con Dio e con la Madre Terra.

Con questa saggezza millenaria i popoli amerindi hanno ricevuto la fede cristiana e l’hanno sintetizzata in pratiche che hanno segnato l’anima latinoamericana. Per loro, il Dio degli antenati è lo stesso Dio che Gesù e la Chiesa proclamano. Entrambi conducono alla stessa vita in pienezza. Oggi è possibile e necessario unire gli sforzi per raggiungere questa meta ambita da entrambi gli interlocutori.

Nella foto: p. Eleazar López Hernández