Il 14 settembre è partita a Lagos l’offerta pubblica della Dangote Petroleum Refinery: 4,1 miliardi di azioni a 525 naira l’una (34 centesimi di euro), per una raccolta stimata tra l’1,6 e i 2,1 miliardi di dollari.
L’offerta valuta la raffineria – con una capacità di 700.000 barili al giorno – quasi 50 miliardi di dollari e si prevede che i proventi sosterranno i piani per raddoppiare la sua attuale capacità, portandola a 1,4 milioni di barili al giorno.
Con ripercussioni che si faranno sentire anche in Europa, dove la raffineria nigeriana è già arrivata a coprire circa il 13% del deficit di carburante per aerei nel secondo trimestre di quest’anno.
Quella lanciata nei giorni scorsi rappresenta la maggiore IPO (Initial Public Offering, Offerta Pubblica Iniziale) mai realizzata in Africa. In sostanza, la più importante emissione azionaria nella storia dei mercati dei capitali africani, una quota della quale, il 3%, è destinata ai comuni cittadini.
Un’offerta – valida fino al 13 ottobre – che, secondo i portali finanziari, sta già registrando un volume di traffico superiore alle aspettative.
Il debutto sulla Nigerian Exchange (NGX) è atteso per novembre, mentre il gruppo Dangote discute in parallelo una quotazione a Johannesburg e valuta ulteriori piazze in Egitto, Kenya, Ghana e Rwanda.
È l’ultimo, clamoroso capitolo di una tendenza che attraversa l’intera Africa subsahariana: grandi imprese quotate in Borsa dentro e fuori il continente.
Diverse modalità di quotazione
Sono tre le modalità attraverso le quali le imprese africane si affacciano ai mercati finanziari.
La prima è la doppia quotazione, vale a dire quando una società ha un listino sia su una Borsa africana sia su una estera. È il caso, per esempio, della Airtel Africa (Londra e Lagos) o Seplat Energy per quanto riguarda il settore petrolifero e del gas, e che opera nel Delta del Niger. Anche questa è quotata sia alla Borsa di Londra che di Lagos.
La seconda modalità è la quotazione esclusivamente estera: imprese di origine o vocazione africana mai listate sul continente. Il caso più noto è Jumia Technologies, quotata solo a New York dal 2019.
Infine, la terza, ancora minoritaria ma in crescita, è la direzione inversa: società non africane che scelgono una borsa del continente per una quotazione secondaria.
È stata la scelta del gruppo francese Canal+, la prima società francese a quotarsi alla Borsa di Johannesburg (JSE) lo scorso giugno. Un impegno assunto dal gruppo nell’ambito dell’acquisizione dell’operatore sudafricano MultiChoice, completata nell’estate del 2025.
Johannesburg, Lagos e Nairobi, i principali mercati
Il continente vanta oltre 25 Borse valori attive – seppure di peso diseguale – in 38 paesi, con una capitalizzazione di mercato complessiva che supera i 1.500 miliardi di dollari nei principali mercati africani.
La Borsa di Johannesburg è di gran lunga il più grande mercato dei capitali in Africa, rappresentando circa il 70-75% della capitalizzazione totale del mercato azionario africano. Fondata nel 1887 durante la corsa all’oro, si è sviluppata fino a diventare completamente elettronica e regolamentata a livello internazionale, con oltre 350 società quotate. Una parte significativa della capitalizzazione – pari a circa 500-600 miliardi di dollari – è rappresentata da Naspers/Prosus.
La Nigerian Exchange Group (NGX) è invece quella più importante dell’Africa occidentale, con una capitalizzazione di mercato di circa 50-80 miliardi di dollari. Vi sono quotate oltre 160 società operanti nei settori dei servizi finanziari, del petrolio e del gas, dei beni di consumo, dell’agricoltura, delle telecomunicazioni e dell’industria.
Queste le principali società quotate: MTN Nigeria, Dangote Cement, Guaranty Trust Holding Company (GTCO), Zenith Bank, First Bank (First HoldCo), UBA, Access Holdings, Nestle Nigeria, BUA Cement, Seplat Energy, Transcorp.
La Borsa di Nairobi (NSE) rappresenta il polo nevralgico dell’Africa orientale ed è quella più accessibile a livello internazionale dopo la Borsa di Johannesburg. Vi sono quotate circa 65 società con una capitalizzazione di mercato complessiva di circa 25-35 miliardi di dollari.
Principali società quotate sono: Safaricom (secondo alcune stime, rappresenta circa il 40-50% del totale della capitalizzazione), Equity Group Holdings, KCB Group, Co-operative Bank, NCBA Group, BAT Kenya, Bamburi Cement (Holcim), East African Breweries (Diageo), Stanbic Holdings, Nation Media Group, Kenya Airways.
Le altre piazze
Citiamo poi BRVM (che riunisce otto paesi dell’Africa occidentale francofona), la Ghana Stock Exchange, le Borse del Botswana, di Mauritius, Rwanda, Dar es Salaam, Uganda, Zimbabwe e Zambia.
Sul fronte estero, la piazza più utilizzata per le doppie quotazioni subsahariane resta Londra, seguita da New York, dove figurano sia quotazioni dirette sia American Depositary Receipt (ADR). L’ADR è un certificato finanziario emesso da una banca americana che rappresenta azioni di un’azienda straniera, consentendo di scambiarle sulle borse degli Stati Uniti in dollari.
È il caso di Jumia, AngloGold Ashanti e di Naspers, azienda globale di internet per i consumatori e uno dei maggiori investitori tecnologici al mondo, quotata a Londra e che, attraverso la controllata/controllante Prosus, investe in quotazioni anche ad Amsterdam e secondariamente su JSE in Sudafrica.
Cemento e telecomunicazioni
Nel comparto cemento e largo consumo, Dangote Cement, BUA Cement e BUA Foods restano tra le maggiori capitalizzazioni nigeriane: la NGX ha chiuso i primi otto mesi del 2026 con una capitalizzazione complessiva di oltre 156mila miliardi di naira, in crescita del 57% da inizio anno.
Ma sono le telecomunicazioni il settore più internazionalizzato. Airtel Africa, come dicevamo, dal 2019 ha quotazione primaria a Londra e secondaria a Lagos, e per la seconda metà del 2026 prepara lo scorporo e la quotazione londinese della controllata Airtel Money.
MTN Group è quotata a Johannesburg, mentre la controllata nigeriana MTN Nigeria siede sulla NGX. In Kenya Safaricom domina la Nairobi Securities Exchange, mentre nell’Africa occidentale francofona, Sonatel e Orange Côte d’Ivoire sono i pesi massimi della borsa regionale BRVM.
Miniere e banche
Nel settore minerario, la sudafricana AngloGold Ashanti, quotata contemporaneamente a Johannesburg, New York, Londra, Accra, Sydney, Parigi e Bruxelles, ha superato Naspers nel maggio 2026 diventando la società quotata più capitalizzata di tutta l’Africa, con un valore vicino ai 50 miliardi di dollari.
Per quanto riguarda il settore bancario, a Johannesburg dominano Standard Bank, FirstRand e Capitec; a Nairobi, Equity Group Holdings, KCB Group, Co-operative Bank e NCBA Group. Sulla BRVM opera invece Ecobank Transnational Incorporated, una delle poche banche realmente panafricane quotate, presente in oltre trenta paesi del continente.
Il caso più anomalo è Jumia Technologies, la piattaforma di e-commerce pan-africana diventata nel 2019 la prima startup del continente a quotarsi su una grande borsa mondiale, a New York, senza mai listarsi in Africa.
Piccole Borse in crescita
Tra le piazze in crescita, oltre alla BRVM, spicca la Ghana Stock Exchange, che nel 2026 ha accolto le matricole ZEN Petroleum e Kasapreko.
Il filo che unisce questi casi è la ricerca di liquidità e visibilità internazionale. Le Borse subsahariane, JSE escluso, restano comunque relativamente piccole anche se in crescita, e le maggiori aziende scelgono sempre più spesso doppie quotazioni o quotazioni dirette a Londra, New York o Amsterdam.
La IPO Dangote, con la sua duplice ambizione, Lagos e potenzialmente Johannesburg e Londra, è in questo senso un caso scuola: mostra sia la nuova capacità della NGX di assorbire mega-operazioni, sia la persistente attrazione delle piazze internazionali per le imprese africane di un certo livello.