Stallo nei negoziati di pace
Dopo aver concesso loro la grazia, il governo sudanese ha arrestato 15 dei 57 ribelli liberati grazie alla tregua firmata con il Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza (Jem), principale gruppo armato attivo nella regione occidentale del Darfur. Un duro colpo per i negoziati di pace in corso a Doha, in Qatar.

Continua la prova di forza tra il governo di Khartoum ed i ribelli del Movimento per l’Uguaglianza e la Giustizia (Jem), principale gruppo armato attivo nella regione sudanese del Darfur.
Le forze di sicurezza hanno, infatti, riarrestato 15 dei 57 ribelli graziati dal presidente Omar Hassan El Bashir, dopo l’intesa di pace preliminare raggiunta con il movimento. A denunciarlo sono stati gli avvocati degli stessi ribelli.

La decisione è arrivata mentre sono ancora in corso i colloqui di pace a Doha, in Qatar, tra i dirigenti del Jem e i rappresentanti del governo. A spingere Khartoum a fare un passo indietro è stata la richiesta da parte dei ribelli, di rinviare le prossime elezioni generali previste ad Aprile, in modo da permettere la partecipazione del movimento in qualità di partito politico. Una richiesta che il presidente Bashir aveva già bollato, alcuni giorni fa, come «impraticabile».

I colloqui di Doha erano inseriti nell’ambito di un accordo di principio raggiunto nelle scorse settimane grazie alla mediazione dell’Unione Africana e della Lega Araba, che prevedeva un cessate-il-fuoco e uno scambio di prigionieri.

Tuttavia, i recenti scontri nella regione montuosa di Jebel Marra, nel nord del Darfur, tra i soldati dell’esercito regolare e gli uomini del Movimento per la liberazione del Sudan (Slm) di Abdel Wahid al Nur, avevano già turbato, fin dai primi giorni, i toni del negoziato, con il Jem che accusava il governo di aver violato in questo modo i termini della tregua. Al Nur si rifiutava, fino a ieri, di partecipare ai colloqui, che il Jem, tra l’altro, non intendeva condividere con nessun altro gruppo ribelle. L’apertura dei colloqui ad altri gruppi ribelli è arrivata ieri, proprio a Doha, con l’adesione di Al Nur e di altri quattro movimenti.

Senza una soluzione, la regione rischia di rimanere ostaggio di un conflitto civile che si protrae dal 2003 e che ha provocato, secondo le stime delle Nazioni Unite, 300 mila morti.