Intanto a Washington incontro tra Frazer, Williamson e delegati del Jem
La calma apparente che reggeva da circa due mesi sembra saltata: il movimento dei ribelli del Darfur accusa Khartoum di aver attaccato il nord della regione. No comment dal governo sudanese, che è in attesa del verdetto del tribunale dell’Aja sulle incriminazioni a Bashir per genocidio in Darfur.

Nuovi bombardamenti in Darfur : lo denunciano i ribelli del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem), che hanno accusato il governo di Khartoum di aver attaccato il nord della regione, nel tentativo di colpire le postazioni dei guerriglieri.

Il bombardamento, confermato anche da fonti indipendenti di operatori umanitari, è iniziato nella notte di mercoledì, secondo il portavoce del Jem sarebbero stati colpiti villaggi e pozzi per un raggio di 200 chilometri.

L’attacco rompe un periodo di relativa calma nella regione. La notizia sarebbe stata confermata anche da alcune fonti internazionali anche se le forze armate sudanesi per il momento non hanno rilasciato alcun commento. Meno di due mesi fa, il presidente sudanese Omar Hassan el Bashir aveva annunciato un cessate il fuoco incondizionato e unilaterale nella regione. Nonostante la tregua, la locale forza di pace Onu – Unione Africana, ha segnalato scontri tra esercito e ribelli per tutto il mese di novembre, registrando una calma apparente per tutto il mese di dicembre.

Il Jem accusa il governo di voler di scatenare una reazione a catena, per fare pressione sulla Corte penale internazionale dell’Aia, che entro breve dovrà decidere se emettere o meno un mandato di arresto contro il Presidente sudanese Omar al Bashir, accusato di crimini di guerra e genocidio in Darfur. Dopo la richiesta di integrare il fascicolo del procuratore Luis Moreno Ocampo che accusa Bashir, nel mese di novembre sono state presentate altre 700 pagine che proverebbero la colpevolezza del presidente sudanese. La comunità internazionale si è sostanzialmente detta contraria al perseguire Bashir, perché teme un precipitare della situazione nel paese e la chiusura definitiva del fragilissimo processo di pace in corso.

Secondo la stampa sudanese i guerriglieri del Darfur sarebbero pronti ad attaccare il Kordofan, regione centrale del Sudan, ricca di pozzi petroliferi, non appena verrà spiccato il mandato di arresto internazionale contro Al Bashir. Continuerebbero poi la marcia fino a Khartoum. Un’impresa di cui hanno dimostrato di essere all’altezza: nel marzo 2008 i ribelli arrivarono fino a Omdruman, città gemella alle porte della capitale.

Mentre la diplomazia insegue il miraggio di un accordo per la pace, con una delegazione del Jem che a Washington, discute in questi giorno con l’inviato speciale Usa per il Sudan, Richard Williamson e il Segretario di Stato aggiunto per gli Affari africani, Jenadyi Frazer, la situazione umanitaria in Darfur resta drammatica, soprattutto nei campi profughi dove vivono ammassati i cittadini in fuga dai loro villaggi per paura di nuovi attacchi. E un rapporto dell’Unicef, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, denuncia la presenza di 6.000 minorenni nelle fila dell’esercito regolare sudanese e della polizia governativa.

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