L'ultimatum ai jihadisti nigeriani
Il presidente ciadiano Idriss Déby ha lanciato delle minacce al leader dei Boko haram, Abubakar Shekau, affermando di sapere dove si trova. La campagna contro gli estremisti islamici continua. Nel frattempo la popolazione nigeriana in fuga dal conflitto è in aumento, si teme una crisi umanitaria.

Da tempo ormai l’esercito ciadiano è in prima linea nella guerra a Boko haram, l’ormai famoso gruppo islamico che semina morte nel nord della Nigeria e che da alcuni mesi attacca anche il Camerun e paesi limitrofi. E parole bellicose sono quelle del presidente del Ciad, Idriss Déby, che, in occasione di una conferenza stampa ieri a Ndjamena, alla presenza del suo omologo nigerino Mamadou Issoufou, in visita nel paese, ha lanciato un ultimatum al capo del gruppo terrorista Boko haram, Abubakar Shekau, assicurando di sapere dove si trova: «Distruggeremo Boko haram, – ha minacciato? vinceremo non solo la battaglia, ma, non c’è alcun dubbio, avremo la meglio nella guerra totale contro Boko haram».

Tono perentorio quindi contro il gruppo terroristico da cui si sentono minacciati non solo la Nigeria, ma anche il Camerun, il Niger e naturalmente il Ciad. Il presidente ciadiano sembra deciso dunque ad “annientare” i jihadisti nigeriani.

A cominciare dal loro leader Shekau. «Ha tutto l’interesse ad arrendersi, – ha detto ancora Déby ? sappiamo dov’è. Se rifiuta di darsi per vinto, subirà la stessa sorte dei suoi compagni».

Lo scorso 17 febbraio l’esercito ciadiano aveva sloggiato il gruppo terroristico dalla città di Dikwa (Nigeria). Lo stato maggiore ciadiano in un suo rapporto aveva parlato di due suoi soldati e 117 islamisti uccisi nel corso di violenti combattimenti, una vittoria schiacciante. Secondo il presidente Déby, il leader di Boko haram sarebbe fuggito proprio da Dikwa, durante quei scontri, e le sue forze militari saprebbero dove si trova adesso. Non ci è dato sapere se quest’affermazione è vera o se si tratta di una strategia per intimidire l’avversario.

Di fatto però il Ciad, con un esercito tra i meglio preparati ed equipaggiati della regione, dal mese di febbraio sta portando avanti con Nigeria, Niger e Camerun una campagna militare senza precedenti contro i miliziani islamici, riportando un discreto numero di vittorie.

La crisi dei rifugiati
La situazione resta comunque molto seria e ciò è testimoniato anche dal numero sempre maggiore di rifugiati che scappano dalle zone di combattimento. In Camerun i rifugiati sarebbero già più di 60mila.

La regione del Far North in del paese ha visto un nuovo afflusso di rifugiati la settimana scorsa, dopo gli scontri avvenuti nel nordest della Nigeria tra forze militari regionali e insorti. Secondo il Camerun altri 16.000 rifugiati nigeriani sarebbero entrati nel paese dopo essere stati colpiti dalle continue violenze in corso nei villaggi lungo il confine. Altri rifugiati starebbero oltrepassando la frontiera in queste zone in cui le condizioni di sicurezza sono estremamente instabili, soprattutto nelle remote aree di confine di Makaria, Logone Birni e Fotokol – che si trovano a sud del lago Ciad e che nelle ultime settimane hanno subito ripetuti attacchi da parte degli insorti nigeriani.

In Niger, all’inizio di febbraio attacchi di ribelli alle città di Bosso e Diffa hanno causato un deterioramento della situazione umanitaria nella regione, con l’esodo di migliaia di persone verso la città di Zinder (a 500 chilometri a ovest della città di Diffa).

Il contesto è particolarmente preoccupante intorno al lago Ciad, in particolare a nord di Bosso, a causa della presenza di mine. L’accesso a queste popolazioni, che hanno un disperato bisogno di cibo, acqua e alloggio, è fortemente limitato. Un sensibile aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime di base nei mercati sta aggravando ulteriormente la già difficile situazione socioeconomica degli sfollati e della comunità ospitante.

Il conflitto nel nordest della Nigeria ha anche costretto circa 18.000 persone a fuggire in Ciad occidentale, di cui oltre 15.000 solo dall’inizio di gennaio, dopo i gravi attacchi avvenuti nella città di Baga nello Stato di Borno (Nigeria).

In tutto gli sfollati nel nord della Nigeria sarebbero, secondo le autorità di Abuja, quasi un milione, un esodo di massa dagli effetti facilmente prevedibili.

Nella foto in alto il leader di Boko haram, Abubakar Shekau, in un fermo immagine ripreso da uno dei video di propaganda del gruppo. (Fonte: Afp). Nella foto sopra il presidente del Ciad, Idriss Déby.