La natura dei movimenti

Sono eredi di lotte portate avanti da partiti, sindacati e associazione dei diritti. Ma è netto il loro rifiuto della politica tradizionale. Nati, spesso, da iniziative di rapper, canalizzano il malcontento generale con nuovi linguaggi, affrontando i problemi più urgenti della quotidianità.

Negli ultimi 5 anni sono emersi elementi innovativi nella formula dei “movimenti cittadini” in Africa: nascono spontaneamente, spesso dall’iniziativa di artisti rapper, dotati di nomi-slogan di impatto riportati sulle loro t-shirt, di un’organizzazione decentralizzata e senza leader unico; per comunicare utilizzano il cellulare e, chi più chi meno, i social network; sono movimenti non violenti, promossi per lo più da giovani tra i 25 e i 40 anni che, in nome di una lotta “cittadina”, mobilitano i coetanei, come anche i più e i meno giovani di loro. Tra le fila di questi movimenti si ritrovano, infatti, due generazioni: quella dei più giovani, estranei alle ideologie e alle logiche di partito, e quella dei più vecchi che, pur rimanendo nelle organizzazioni associative o sindacali tradizionali, decidono di far parte di ciò che considerano la forma attuale della contestazione, fase ultima di un percorso che loro stessi hanno tracciato. Tali movimenti non nascono dall’oggi al domani: spesso, infatti, sono eredi di lotte portate avanti dai partiti con l’avvento del multipartitismo, dai sindacati dagli anni ’80 e dalle associazioni per i diritti dell’uomo dagli anni’90.
A caratterizzare i movimenti cittadini, tuttavia, è proprio il distacco dalla politica. «Questi movimenti sono prima di tutto l’espressione di un rifiuto della politica tradizionale: hanno creato subito, infatti, una linea di demarcazione con i partiti politici, che hanno deluso le attese della maggior parte dei cittadini. Il contesto è quello di un vuoto che la gente non sa più come colmare, che queste sentinelle hanno captato, sapendo aprire un nuovo canale in cui si sono riversati tanti giovani», spiega Barca Ba, giornalista e ricercatore senegalese all’Università di Dakar.
In sostanza, il credo cittadino, più vicino nel linguaggio e nei fatti ai problemi pragmatici che la gente deve affrontare quotidianamente, ha oggi un potenziale di mobilitazione più grande. (…)

Per continuare la lettura dell’articolo del numero di Nigrizia di marzo 2016: rivista cartacea o abbonamento online.

*Luciana de Michele è giornalista freelance. Il suo blog: http://africalive.info/

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati