Nigeria / Attacco all’Agip?

“Eni conferma che in data odierna (ndr
martedì 24 gennaio), alle 14,30 circa, un gruppo di individui armati ha
attaccato la propria base operativa di Port Harcourt nel delta del Niger. Dopo
un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza, la banda armata è riuscita a
raggiungere i locali della banca situata all’interno della base operativa.


 


Dopo una breve occupazione alle ore 15,30 circa la banda ha lasciato la base. Durante l’attacco nove persone sono rimaste uccise e si è registrato un numero imprecisato di feriti. Nessun italiano è stato coinvolto.


 


Eni ha temporaneamente evacuato dalla base operativa il proprio staff e i suoi contrattisti  e la situazione è al momento sotto controllo”.


 


E’ il sintetico comunicato stampa dell’Eni in merito ai fatti accaduti martedì 24 gennaio per i quali sia  la polizia locale sia l’Eni-Agip stessa propendono per l’ipotesi rapina. Ma la caccia all’uomo è serrata grazie agli elicotteri dell’esercito nigeriano che stanno ispezionando la zona da ore. Non è chiaro se l’attacco fosse finalizzato ad un rapina nel servizio tesoreria dell’azienda che è interno ma l’attacco è avvenuto prima che un furgone di deposito carico di denaro arrivasse all’ufficio.


 


Sembra che una e mail rivendichi la paternità degli attacchi. Si tratterebbe di un gruppo di militanti nigeriani che scrivono “come politica le nostre unità sono predisposte alle rapine armate” ma non ci c’è alcun riferimento ad assalti a sfondo politico.


 


Ma quello contro l’Apig non è il primo e forse non sarà neppure l’ultimo di una serie di attacchi a compagnie di petrolio in questo paese africano, e soprattutto nella zona del Delta del Niger ricca d’oro nero, negli ultimi tempi. L’11 gennaio scorso quattro operai erano stati rapiti da un gruppo armato che ha chiesto il rilascio di due loro leader e un maggiore controllo governativo sulle risorse petrolifere del paese. Inoltre qualche giorno fa anche una piattaforma della Shall era stata attaccata.


 


In fibrillazione anche i sindacati dei lavoratori delle compagnie petrolifere che chiedono al governo nigeriano maggiore sicurezza. Tra le conseguenze della situazione c’è anche un calo del 10% nella produzione in Nigeria che è il primo paese esportatore di petrolio in Africa e il quinto da cui gli Stati Uniti importano.


 


E proprio gli Stati Uniti nei giorni scorsi avevano dichiarato che in Nigeria non c’è più sicurezza e sconsigliano i viaggi in quel paese e stanno cercando di mettere al sicuro i cittadini americani che, per lavoro o altri motivi, sono attualmente in Nigeria.


 


 


Approfondimenti nel sito:


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Delta del Niger: proseguono le violazioni


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