ECONOMIA IN BIANCO & NERO – giugno 2010
Riccardo Barlaam

In Zimbabwe, alle elezioni politiche del 2008, il governo di Robert Mugabe ha impiegato tre mesi per rendere noti i risultati ufficiali. Con i telefoni cellulari l’opposizione ha trasmesso i risultati elettorali in tempo reale da ogni seggio. La Commissione elettorale non ha avuto il tempo necessario per “truccarli”, perché l’opposizione aveva già in mano l’esito del voto. Mugabe ha dovuto ammettere la sconfitta e accettare l’idea di dividere il potere con Morgan Tsvangirai, leader dell’opposizione, vero vincitore delle elezioni.

Le società occidentali di telecomunicazioni e di informatica, alle prese con mercati ormai saturi, un tempo snobbavano l’Africa, mentre ora fanno a gara per aggiudicarsi le commesse per lo sviluppo della rete e dei servizi di telefonia. Con la diffusione dei telefonini, si sono sviluppate tante applicazioni made in Africa, che facilitano la vita delle persone. In Kenya l’operatore telefonico Safaricom, controllato da Vodafone, ha creato M-Pesa, un sistema di mobile money per agevolare la ricarica delle schede telefoniche nelle zone rurali. I kenyani hanno cominciato a utilizzare questo sistema per scambiarsi denaro. Dal basso, è stato creato un modo per effettuare micropagamenti, utilizzato da 7 milioni di persone e diventato ormai il motore di una piccola rivoluzione imprenditoriale.

Il sistema messo in piedi da Safaricom e il suo network sono utilizzati da diverse società di assicurazioni. Kenya Orient Insurance Company ha sviluppato una polizza per la copertura degli incidenti sul lavoro in agricoltura attraverso il telefonino. Uap Insurance offre una polizza sui raccolti. Chartis Insurance accetta il pagamento dei premi dal cellulare.

Anche l’Uganda è stata tra gli stati pionieri nel trasferimento di denaro attraverso un servizio telefonico: il Me2U permette di pagare in contanti dove si vuole, trasmettendo un sms da migliaia di chilometri di distanza.

Una telefonata può fare la differenza per un pescatore o un coltivatore, che può decidere, prima di entrare in porto o di andare al mercato, quale sia la migliore offerta per la propria merce. TradeNet, una software company del Ghana, ha sviluppato una forma semplificata di eBay per telefonini, che consente di comprare e vendere prodotti agricoli nei 10 paesi dell’Africa Occidentale: compratori e acquirenti postano quello che offrono o cercano, attraverso un sms inviato a tutti i sottoscrittori del servizio, che possono rispondere, se interessati. Sistemi simili sono stati sviluppati in Burkina Faso, Mali, Senegal.

La società britannica Masabi ha messo a punto un sistema di pagamento attraverso i telefonini, che si appoggia ai venditori degli street market. Si chiama FrontlineSms: si può scaricare gratuitamente da Internet e permette d’inviare testi a due vie a migliaia di persone da un unico computer. FrontlineSms aiuta le ong e le associazioni no profit a trasferire denaro in modo economico nelle zone più remote del continente.

I telefonini diventano anche una forma semplificata di conto bancario. Nokia ha stimato che, su 4 miliardi di utenti telefonici nel mondo, appena 1,6 miliardi posseggono un conto bancario. Due dati che, confrontati, fanno capire quanto possa essere importante per chi non possiede un conto bancario, né potrà mai possederlo, avere a disposizione un servizio rapido, sicuro e non molto costoso di money transfer attraverso il telefonino.

In Uganda e in Kenya attraverso i cellulari sono state avviate iniziative di microfinanza, sostenute dalla Grameen Foundation, la banca dei poveri creata dal premio Nobel, Mohammed Yunus. «Banche e assicurazioni hanno adottato modelli di business per la classe media. I poveri, che sono la stragrande maggioranza della popolazione, sono ancora fuori dal sistema », dice Yunus. Il problema principale sono i costi troppo alti dei conti bancari, come rilevato al Summit regionale sul microcredito per Africa e Medio Oriente (Nairobi, marzo scorso). Dopo il Summit, la Banca centrale del Kenya ha riformato la normativa: le nuove regole permettono alle banche di aprire filiali, utilizzando istituzioni che promuovono il microcredito e società cooperative. Secondo Lydia Koros, dell’associazione che raggruppa le realtà di microcredito del Kenya, si tratta di una rivoluzione: «Molte istituzioni di microfinanza potranno ora entrare nel cuore degli slum o nelle zone rurali più lontane senza aprire una filiale, ma attraverso un punto vendita di uno street market e un telefonino. Milioni di persone potranno accedere ai servizi finanziari e chiedere un prestito per avviare un’attività economica».