Incontri e volti – Ottobre 2019
Alex Zanotelli

La scorsa estate, ho fatto un’esperienza come mai mi era capitato. Nel corso di due campi – uno di lavoro e di riflessione a Riace in Calabria e un campo biblico qui a Napoli nel rione Sanità – ho avuto modo di immergermi nel mondo giovanile. Giovani che hanno mostrato qualità e sensibilità tali da sorprendermi e affascinarmi. Ho 80 anni e questo bagno di gioventù mi ha fatto proprio bene. Due momenti impegnativi, anche per il gran caldo, che mi hanno fatto sentire felice.

Sono stato a Riace, dall’1 al 9 agosto, con venti giovani da tutta Italia e abbiamo trovato un paese distrutto e governato da un sindaco leghista. All’epoca, l’ex sindaco Mimmo Lucano aveva ancora il divieto di dimora nel comune (provvedimento revocato ai primi di settembre) in seguito all’inchiesta della procura di Locri e al rinvio a giudizio sulla gestione dei migranti. La nostra presenza ha voluto dare forza a questa comunità, aiutarla a rimettersi in piedi: l’impegno dei giovani è stato davvero bello.

Mi è piaciuta la loro creatività. Per esempio, quando abbiamo deciso di fare una giornata di digiuno in piazza a Riace, in solidarietà con il digiuno che è stato fatto davanti al senato contro l’approvazione del decreto sicurezza bis. Hanno organizzato loro la giornata con canti, letture di testi significativi (don Milani e altri) sui temi della pace e della giustizia. Davvero bravi. Altro momento significativo è stato l’incontro con Lucano a Stignano, dove si sono confrontati con lui e con le sue scelte di accoglienza dei migranti con notevole maturità. Poi rientrati a Riace, passando davanti al municipio dov’era in corso un consiglio comunale, si sono messi a cantare Bella ciao.

Una delle riflessioni che abbiamo fatto era dedicata al tema “un’umanità plurale”. Ho toccato con mano la loro disponibilità a farsi conquistare dalla Parola. Abbiamo affrontato il libro di Rut e il testo della samaritana (Giovanni, 4).

Dal 19 al 27 agosto si è svolto il campo biblico al rione Sanità, ospite della pastorale carceraria di Napoli. Quello che mi ha colpito di più è stata la capacità dei giovani di rimanere concentrati sulla Parola, considerata dalla parte del Dio degli impoveriti, del Dio del Creato. Hanno sottolineato di non essere abituati al metodo “scientifico” di avvicinarsi ai testi, collocandoli nei loro contesti. Sono rimasti un po’ spiazzati, ma ne hanno tratto giovamento per leggere la realtà di oggi. Ritengo sia stato il miglior gruppo di giovani che ho incontrato nei campi biblici. C’è pessimismo oggi sui giovani, invece sento che sta nascendo qualcosa in questi ragazzi.

Abbiamo concluso l’esperienza alle catacombe di san Gennaro e attorno all’antico battistero abbiamo celebrato l’eucarestia. I giovani hanno letto e sottoscritto un impegnativo “patto delle catacombe” sullo stile di vita quotidiano. Dimostrando di ascoltare papa Francesco: «Giovani non rinunciate al meglio della vostra giovinezza, non osservate la vita dal balcone, non confondete la felicità con un divano, non passate la vostra vita davanti a uno schermo. Fatevi sentire, scacciate paure che vi paralizzano, non diventate giovani mummificati, vivete, datevi al meglio della vita, aprite le porte della gabbia e volate via. Per favore, non andate in pensione prima del tempo».

Il libro di Rut

Testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana. Descrive la storia, ambientata nella Giudea del tempo dei Giudici (XI secolo a.C.), della gentile (cioè non ebrea, in quanto moabita) Rut, modello di pietà. Un passaggio del commento del filosofo Massimo Cacciari (tratto dal volume Rut. La straniera coraggiosa, di Gilberto Gillini, Mariateresa Zattoni, Giulio Michelini, San Paolo, 2009).

«In Rut troviamo l’altra faccia del Grande Codice: lo straniero (non soltanto colui che ospitiamo e diventa proselita, cioè vive presso di noi, “integrato” in noi), lo straniero davvero totalmente tale è sacro. Dio non vuole sia toccato. Anzi, è proprio lui che si deve amare. Questo è il timbro biblico che verrà assunto con univoca purezza nelle parole di Gesù. L’amore supera ogni differenza di razza, di gente, di costume, di tradizione».