Sudafrica
Cresce la protesta universitaria di studenti neri che chiedono la rimozione delle statue di personaggi dell’epoca coloniale, emblema del sistema di privilegi dei bianchi sudafricani, a fronte della povertà che ancora oggi affligge la maggioranza dei neri.

Come fuoco che divampa nella steppa, la protesta degli studenti universitari neri si sta diffondendo negli atenei di tutto il paese. Nel mirino della rivolta sono le statue di personaggi dell’epoca coloniale simbolo della dominazione dei bianchi. Ai primi di marzo la statua di Cecil Rhodes (1853-1902, figura emblematica dell’imperialismo britannico in Africa australe) situata nel campus dell’Università di Città del Capo è stata imbrattata di feci. La settimana scorsa è toccata a quella del re britannico Giorgio V (1865-1936) all’Università del KwaZulu-Natal che, con la scritta appesa al collo “Basta con i privilegi dei bianchi”, è stata impiastricciata di vernice bianca.

Con marce di protesta, sit-in e dibattiti gli studenti in rivolta chiedono che vengano rimosse le statue del tempo coloniale dai luoghi pubblici così come i nomi di edifici e vie reminiscenti di quell’era. Vogliono che ogni espressione di eurocentrismo venga eliminata dalle università sudafricane e che toponomastica e piani di studi accademici riflettano la cultura nera africana. Alla protesta studentesca si sono unite le voci di comuni cittadini che a Port Elizabeth e Pretoria reclamano la rimozione di statue coloniali.

 Agli occhi degli studenti queste statue sono una umiliante rievocazione del passato di oppressione. Ma non solo. Sono un ricordo costante del sistema di privilegi di cui gode la minoranza bianca dei sudafricani che contrasta con le condizioni di povertà in cui vive la maggioranza della popolazione nera dopo due decenni dalla fine dell’apartheid.

«È falso dire che il Sudafrica è una nazione arcobaleno», sostiene un giovane attivista dell’Università Witwatersrand di Johannesburg. Che aggiunge: «Il nostro non è il paese che miracolosamente ha evitato la guerra civile, e non è nemmeno vero che sia pacifico e perbene. Con il 1994, l’anno delle prime elezioni democratiche, non abbiamo ottenuto la libertà. La liberazione economica non è avvenuta e sono in molti a pensare che dobbiamo riprenderci il paese».

 La deturpazione della statue coloniali è la manifestazione di un disagio profondo che è arrivato alla fase esplosiva. Secondo il segretario regionale del Congresso degli studenti sudafricani (Sasco) del KwaZulu-Natal, che ha assunto la paternità dello sfregio alla statua del re Giorgio V, «ci sono tutte le condizioni per la rivolta. Basta guardarsi attorno e vedere come la disparità economica tra la minoranza dei bianchi sudafricani ricchi e i neri poveri continua ad aumentare. A tutto ciò va aggiunta una recrudescenza di insulti razzisti da parte dei bianchi nei media e sui social networks contro i neri. È una vergogna. La popolazione nera ha sopportato anche per troppo tempo ma ora abbiamo detto basta. E appena è scattata la prima sollevazione a Città del Capo la rivolta si è estesa rapidamente a tutto il paese».

Intanto nei giorni scorsi, il Senato accademico dell’Università di Città del Capo, con un voto a stragrande maggioranza, ha deliberato che entro l’8 aprile sia rimossa dal campus la statua di Cecil Rhodes, al momento protetta da tavole di legno per impedire ulteriori deturpazioni.