PAROLE DEL SUD – dicembre 2011
Giampietro Baresi

Approfitto di quest’ultimo appuntamento dell’anno per un breve dialogo con i lettori. Penso che possa servire a far sentire, almeno in parte, la dimensione personale che sta dietro le cose che scrivo e il modo in cui le scrivo, nella speranza che possa aiutare a interpretarle meglio. Anche se in maniera succinta, questo potrebbe essere anche un tentativo di risposta alle critiche mossemi da qualche lettore. Alcune di queste sono apparse nel “Forum dei lettori”. Altre mi sono arrivate direttamente per altre vie o mi sono state riferite.

Innanzitutto, un chiarimento sul titolo della rubrica. “Parole del Sud” può far sorgere equivoci, che sono però facilmente superabili. Non è la promessa di riunire molte voci di rappresentanti del sud del mondo. Meno ancora di coprire la grandissima parte del mondo definita come Sud. In maniera più prosaica, ma ben chiara, il titolo potrebbe essere formulato più o meno così: “La voce di uno che vive da molto tempo in Brasile e si fa eco di persone e fatti di un paese molto rappresentativo della situazione dell’America Latina”.

Più importanti considero le seguenti precisazioni, indispensabili per un dialogo chiaro, onesto e rispettoso. Le analisi delle varie situazioni, come pure i giudizi su avvenimenti e dibattiti, non sono, in generale, espressi in prima persona. Il perché è subito detto: riporto conclusioni di studi e pareri di persone e istituzioni di indiscussa competenza. Ad onor del vero, tuttavia, in me c’è una “parzialità” cosciente e voluta, nel senso che privilegio fonti, persone e movimenti con cui mi identifico, sia in campo socio-economico, sia nel mondo della chiesa. Ma credo di essere rispettoso: mi propongo sempre di manifestare le mie convinzioni, evitando pose da persona infallibile e toni intolleranti. Se ci sono riuscito, non spetta a me dirlo.

Dopo questi preamboli, entro direttamente nei due principali temi di questo nostro incontro mensile: la situazione socio-politico-economica e la vita della chiesa. Lo faccio a partire da due lettere pubblicate nel “Forum dei lettori”. Nella prima, il lettore polemizzava con me per l’affermazione : «Marx ha visto giusto». Posso solo ringraziare per l’intervento, molto bene accetto, ovviamente senza possibilità di dedicargli tempo e spazio, visti i limiti della rubrica. Faccio solo notare che non era una mia affermazione, ma solo una citazione, e ne indicavo la fonte. Non ho sufficiente competenza per permettermi di esprimere un giudizio su un personaggio di tale importanza storica e oggetto di dibattiti che riempiono biblioteche. Sapevo che avrei suscitato reazioni con grande carica emozionale. L’ho fatto di proposito, per contrastare la campagna mediatica mondiale, particolarmente viva in Italia, che crea tuttora tabù su questa figura, purtroppo anche con la preziosa collaborazione dei media religiosi. Per completare, dico senza giri di parole, che simpatizzo per il socialismo e detesto il capitalismo. Affermazione cruda, lo so. Lo spazio limitato di questa rubrica non mi dà la possibilità di cuocerla al fuoco lento delle ragioni e della lunga esperienza missionaria da cui nasce.

La seconda lettera mi allertava contro il pericolo di cadere nel masochismo, nel commentare le responsabilità della chiesa nella questione degli afro-brasiliani. E ricordava le indiscutibili benemerenze dei missionari nella lotta contro la schiavitù. Ma è impossibile – e anche disonesto – raccontare la storia degli schiavi e dei loro discendenti in Brasile, nascondendo le gravissime responsabilità, soprattutto di omissione, della chiesa, in secoli di atroci sofferenze. Non fa onore alla chiesa, e soprattutto non l’aiuta nella sua missione, tacere sulle sue colpe. Fin da piccoli, abbiamo appreso che, per ricevere il perdono delle colpe, è necessario confessarle con tutta sincerità, dopo un accurato esame di coscienza, accompagnato da un profondo dolore e dall’impegno di cambiare vita. Non penso che il mio fosse un invito al masochismo.

Mi sento fratello e compagno di viaggio di chi sogna una chiesa povera di potere, solidale con tutti quelli che lottano per un mondo giusto, pronta a far proprie «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono», come recita la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et Spes, del Concilio Vaticano II. Mi sento uno della moltitudine che non si stanca di chiedere riforme, perché il sogno diventi realtà.