La Rete della diaspora africana nera in Italia (Redani) ha posto all’attenzione dei padri sinodali un’analisi e qualche preoccupazione. Redani promuove l’integrazione migranti neri in Italia e realizza progetti di co-sviluppo e di sostegno alla migrazione circolare nei paesi dell’Africa sub-sahariana. Il testo integrale.

 

La questione della memoria

La memoria costituisce un elemento fondamentale della storia di ogni popolo. Eppure dagli anni dell’indipendenza gli africani si muovono all’ombra del ricordo del periodo coloniale e degli anni precedenti. La storia precoloniale e coloniale del continente vacilla tra passato e presente, tra memoria viva e oblio. Noi, membri della diaspora africana in Italia, pensiamo sia giunto il momento di riformulare in una prospettiva interculturale i fondamenti e le caratteristiche essenziali della nostra storia per riuscire a superare le questioni, sempre controverse della memoria, dell’eredità della colonizzazione e della maniera in cui quest’ultima continua a influenzare i discorsi e le mentalità.

I divergenti approcci nell’affrontare il senso e la memoria nei nostri paesi non ci permettono di superare le divisioni e le frustrazioni ereditate dal colonialismo. Noi pensiamo che la Chiesa cattolica debba coinvolgersi per promuovere una comune visione negro-africana riguardo alla questione della memoria. La Chiesa deve impegnarsi affinché la commemorazione dell’abolizione della schiavitù, il riconoscimento sociale dei nostri antenati ed eroi nazionali che si sono opposti ai colonizzatori, divengano effettivi con azioni tangibili.

 

La trasmissione della nostra impronta identitaria

Desideriamo inoltre interpellarvi sulla questione della trasmissione della nostra impronta identitaria e culturale. Il nostro patrimonio culturale, materiale e immateriale è sottovalutato e sistematicamente rimesso in discussione dalla società di consumo e da alcuni comportamenti immorali occidentali. Il problema della trasmissione delle radici e della Storia ai discendenti diventa sempre più cruciale. Questa preoccupazione è, per esempio, particolarmente significativa per quanto riguarda le nostre 2000 lingue che costituiscono un terzo di quelle del mondo. Esse sono sottovalutate nel nome di una modernizzazione neocoloniale. Solo la Chiesa fa un reale sforzo di riconoscimento e di valorizzazione delle nostre lingue attraverso le sue attività liturgiche. I nostri Stati, per quel che li riguarda, agiscono molto poco in tal senso. Per questo vi interpelliamo affinché le nostre tradizioni, culture e lingue siano insegnate nelle scuole cattoliche.

Siamo convinti dell’eco che può avere l’implicazione della Chiesa nella strutturazione di un dibattito all’interno dei nostri paesi sulla conservazione e valorizzazione delle nostre tradizioni soprattutto attraverso la loro integrazione nei nostri sistemi educativi, formativi e religiosi. Quest’approccio non potrà che avere un forte impatto sui nostri capi tradizionali, sui nostri nonni, genitori e sulle giovani generazioni.

 

La condizione dell’uomo africano

Cari Padri Sinodali, non possiamo far tacere in noi il grido di angoscia dell’uomo africano afflitto da sofferenze inaudite, da decenni oppresso dai regimi dittatoriali che generano ingiustizie con il loro corollario di appropriazione indebita di fondi pubblici, di corruzione. Il nostro sguardo non può sottrarsi alla situazione di mancanza di rispetto che vivono le donne africane, le nostre madri e le nostre sorelle, quella di abbandono dei bambini e dei ragazzi orfani in particolare nelle zone di conflitti senza dimenticare il degrado ambientale conseguente al folle sfruttamento delle nostre risorse.

Noi membri della Diaspora africana in Italia ci auguriamo vivamente che interveniate con un impegno profondo per una condanna chiara e netta della dittatura, contro lo sfruttamento irrazionale ed egoista delle risorse, per l’affermazione senza ambiguità della dignità di ogni persona, la protezione dei bambini -il futuro del continente- e soprattutto per la valorizzazione della donna non solo all’interno della chiesa, nelle sue strutture di responsabilità e di programmazione pastorale ma anche con la creazione di luoghi di formazione culturale specificatamente femminile.

 

La Pace

La parola “pace” non può che assumere un significato concreto nell’odierna situazione e risuonare come un monito e un rimprovero nei confronti di coloro che si rifiutano di allinearsi con chi la vuole e impegnarsi perché la pace ritorni tra gli uomini. Il nostro pensiero va in particolare al Corno d’Africa e alla regione dei Grandi Laghi.

La Diaspora africana non s’illude. Essa è consapevole del fatto che il cammino della pace è lungo e cosparso di ostacoli: sa soprattutto che questa strada esige come priorità, ma non solo, la riconciliazione dei cuori, ma richiede anche delle scelte concrete, impone dei cambiamenti profondi e liberatori nelle strutture e nelle istituzioni. La pace chiede sforzi d’inventiva e azioni collettive convergenti specialmente al servizio delle grandi masse meno favorite, vittime del dominio economico o della strategia egemonica di altri.

Noi, membri della Diaspora africana in Italia, crediamo che il ruolo della Chiesa sia qui un elemento imprescindibile, perché questa pace è inseparabile da quella religiosa, sociale e civile: essa non può essere elargita dall’alto da parte delle autorità politiche supreme, ma deve essere costruita dal basso instaurando l’unità e la concordia nella famiglia, nel quartiere, nella città, costruendo per gradi successivi una volontà e un’esperienza pacifica sempre più ampia e partecipata affinché diventi irremovibile al rifiuto verso l’uso di mezzi violenti per la soluzione dei problemi.

 

La questione della fuga dei cervelli

L’Africa continua a soffrire di una carenza di risorse umane qualificate. La fuga dei cervelli verso i paesi d’oltre-oceano penalizza lo sviluppo del continente. Il persistere di tale fenomeno mette in pericolo l’avvenire dei nostri paesi e accentua ancor di più le disparità di sviluppo tra l’Africa e le altre zone del mondo. La mancanza di opportunità di realizzazione professionale nei nostri paesi, le difficili condizioni socio-economiche e politiche, il sistematico ricorso a pratiche soggettive nell’assegnazione dei posti professionali (nepotismo, corruzione, tribalismo, ecc.) sono le principali cause della nostra migrazione. Tuttavia vorremmo portare il nostro contributo allo sviluppo dell’Africa.

 

 

Noi, membri della Diaspora africana, v’interpelliamo affinché sia messo in atto un partenariato tra la Diaspora africana nel mondo e la Chiesa cattolica in modo da favorire la nostra mobilità, verso l’Africa e al suo interno, per partecipare ad azioni di sostegno allo sviluppo locale. Chiediamo alla Chiesa di gettare le basi per un programma cristiano fondato sull’etica del dono e della solidarietà per : finanziare il ritorno di personale qualificato (specialmente studenti africani giovani o anziani che desiderano rientrare nei loro paesi di origine);  accogliere nelle strutture religiose i membri della Diaspora che desiderano portare puntualmente, attraverso un processo di migrazione circolare, le loro competenze in ambito sanitario, educativo, sociale e culturale.                  

Chiediamo inoltre alla Chiesa: di sensibilizzare gli Stati africani affinché mettano in atto delle strategie e degli strumenti che possano favorire il ritorno volontario e la migrazione circolare della loro Diaspora e in particolare quella studentesca.

Per questo vi chiediamo di sensibilizzare i nostri dirigenti affinché tutti i nostri paesi possano dotarsi di un ministero o di un segretariato di Stato con delega alla Diaspora capace di elaborare delle politiche concrete, efficaci e affidabili a favore della migrazione circolare e del ritorno volontario;

di sensibilizzare le ong affinché possano utilizzare i membri della Diaspora nei progetti di sviluppo e realizzino dei progetti con l’obiettivo di finanziare il ritorno volontario degli immigrati nei loro paesi d’origine;

di sensibilizzare i membri del governo italiano affinché la questione della fuga dei cervelli, della collaborazione della diaspora africana nei progetti per lo sviluppo finanziati dall’Italia, così come il finanziamento dei progetti di ritorno nei paesi d’origine, siano presi in considerazione nell’ambito delle politiche di cooperazione allo sviluppo;

di interagire con i laici della diaspora, non solo nella ricerca di aiuti per lo sviluppo, ma altresì per illuminare il pensiero pastorale e sociopolitico dei nostri paesi d’origine.

Siamo convinti che tali misure incoraggerebbero i nostri paesi d’origine a mettere a profitto le competenze e altre forme di capitale sociale dei rimpatriati e dei migranti circolari limitando gli effetti della fuga dei cervelli. Questa cooperazione rinforzata potrebbe determinare la nascita di una nuova visione comune dello sviluppo in Africa.

 

 

Rete della diaspora africana Nera in Italia

Il Presidente Kossi A. KOMLA-EBRI