Diaspora, Angola e la poesia del femminile nel Premio Camões ad Ana Paula Tavares
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Poetessa e antropologa, è la prima autrice angolana a vincere il più importante riconoscimento letterario in lingua portoghese
Diaspora, Angola e la poesia del femminile nel Premio Camões ad Ana Paula Tavares
Partita da Lubango ha condotto buona parte dei suoi studi in Portogallo, parte fondamentale del mondo intellettuale della diaspora lusofona
10 Ottobre 2025
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 4 minuti

Una «coerente traiettoria della creazione estetica», insieme al «riscatto della dignità della poesia» e a un «lirismo senza concessioni all’evasione», usando armonicamente cronaca e finzione letteraria, visione antropologica e narrativa: sono queste le ragioni che hanno portato la poetessa e antropologa angolana Ana Paula Tavares a ricevere il più ambito premio letterario in lingua portoghese, il Premio Luís de Camões

Il riconoscimento è stato istituito dai governi di Portogallo e Brasile e dal 1989 viene assegnato ogni anno da una commissione composta da critici letterari dei principali paesi lusofoni.

Quel legame fra Angola e Portogallo 

Angolana di Lubango, capitale della provincia meridionale di Huila, nata nel 1952, Ana Paula Tavares ha compiuto un percorso complesso e non senza ostacoli, prima di arrivare ai livelli di oggi. Dopo una iniziale formazione in storia presso la locale università, la scrittrice si trasferisce nel 1992 a Lisbona, dove conclude la sua laurea, a cui aggiungerà una magistrale in letterature africane.

Dopo un dottorato in antropologia presso l’Universidade Nova della capitale lusitana, diventando docente presso l’Università Cattolica del Portogallo.

Tavares non ha mai abbandonato le sue radici angolane, nonostante la lunga permanenza in Portogallo; anzi, ha ripercorso, con un cammino del tutto autonomo. Una strada che è cominiciata nella sua Lubango e proprio con una donna, Irene Betencourt de Medeiros Portela, che per prima aveva aperto una scuola statale nella regione nel 1906.

La poesia

La sua ispirazione letteraria – poetica e in prosa – bisogna cercarla proprio lì, dove sono le sue radici: Ritos de passagem, del 1985 (“Cerimonia di passaggio”, in italiano, tradotto da Heimat nel 2006) è stato uno dei primi successi della scrittrice. Un’intensa raccolta poetica, tutta spostata verso la rappresentazione del femminile angolano.

Nella sua prefazione all’edizione del 2007, la critica letteraria e docente universitaria Inocência Mata, originaria di São Tomé e Príncipe, ha scritto: «Ha colonizzato il mio sguardo, piantando nel mare delle mie letture le unghie della distanza che separa ogni tempo e ogni circostanza e riempiendo le lacune della mia memoria con le cicatrici dell’inquietudine».

Una prospettiva che la scrittrice approfondisce, incrociando sguardi africani ed europei, nell’altro suo libro poetico, O lago da lua (1999).

Per Livia Apa, docente di lingua e cultura portoghese presso l’Università Federico II di Napoli, nel testo Tavares adotta «la via della geografia» come traccia poetica essenziale, mischiando la corporeità (femminile) con la giovane nazione angolana di cui continua a far parte, evocando memorie e storie di vita.

Anche nelle raccolte poetiche posteriori, in cui la condizione di angolana che vive nella diaspora si fa più evidente, Tavares mantiene stretti i legami con la sua terra di origine, con maggiore attenzione verso la realtà contemporanea (come in Manual para amantes desesperados, del 2007, che le è valsa il premio nazionale della culture e delle arti angolane) e Como veias finas na terra, del 2010).

La prosa e le cronicas

Ma non c’è soltanto l’orizzonte poetico, nell’opera di Ana Paula Tavares: anche la prosa ha avuto un peso decisivo.

Nel 2005, l’autrice ha scritto con Manuel Jorge Marmelo Os olhos do homem que chorava no rio, un romanzo di metafinzione, che cerca di coinvolgere il lettore nel processo di poiesis, incrociando cultura angolana, portoghese e brasiliana.

Ma sono state le “cronicas” a rappresentare, insieme alla poesia, i frammenti letterari più apprezzati di Tavares. Articoli a vario tema, appunto “cronicas” in lingua portoghese, in cui l’influenza di molta letteratura brasiliana risulta evidente, da Carlos Drummond de Andrade a Jorge Amado fino a João Cabral de Melo Neto, senza però trascurare il ruolo avuto anche da artiste come Clarice Lispector e Ana Cristina César. 

E articoli che sono partiti da un arcipelago lusofono tipicamente creolo, Capo Verde, quando la scrittrice pubblica, nel lontano 1998, Sangue de buganvília, presso l’editore Pallas.

Un percorso estremamente ricco e variegato, che l’ha portata, nel 2019, a pubblicare la sua prima opera in Brasile: ancora una cronaca, Um rio preso nas mãos, che riunisce testi pubblicati originariamente presso la Rede Angola, che la casa editrice Kapulana di São Paulo ha voluto riunire in volume unico da offrire al pubblico brasiliano, sempre più alla ricerca di opere letterarie di autori africani.

Ana Paula Tavares, come accade per molti autori africani che hanno ormai conquistato le vette della letteratura mondiale, con tanto di premi nobel, come Wole Soyinka e Abdulrazak Gurnah, rappresenta un condensato di mondi: da quello femminile africano a quello lusofono tout court, da quello dell’Atlantico Sud di Angola e Brasile fino alla diaspora angolana che si è stabilita in Portogallo.

Una voce, insomma, di estremo interesse, che forse anche il pubblico italiano avrà modo di scoprire, se editori accorti avranno interesse a tradurre alcune delle opere principali di questa scrittrice eclettica e complessa.

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